All'inizio mi piaceva. Quando andavo saltuariamente a trovare i pastori con lo scopo di scrivere il libro, solitamente arrivavo presto al mattino, ma poi non sempre mi fermavo fino alla conclusione della giornata, perchè dovevo rientrare a casa e spesso il mio viaggio in auto era di più di un'ora, preceduto però dalla discesa a piedi dall'alpeggio sino al punto in cui avevo parcheggiato la macchina. Meglio non farla con il buio... Anche se, le volte che mi era capitato di fermarmi più a lungo ed ero scesa al crepuscolo in compagnia di qualche pastore, le avevo trovate bellissime, romantiche, con luci, colori, profumi e colori che raramente mi capitava di osservare nelle mie gite mordi-e-fuggi in montagna

Quei panorami, quei tramonti... Certo che il pastore è fortunato a poterseli godere tutte le sere! C'è solo più lui lassù, anche i turisti ormai sono rientrati alla base... Solo che certi pastori, dopo il tramonto, devono ancora camminare a lungo per arrivare alla baita fredda, accendere il fuoco, prepararsi cena. Altri prima camminano, poi si spostano in macchina o in moto. I più fortunati hanno qualcuno che li aspetta con il pasto caldo già pronto sul fuoco, particolarmente apprezzato in quelle sere di vento gelido, pioggia battente, tormenta di neve. Altro che romanticismo!

E i giorni di transumanza? Quelli in cui ti arrangi a dormire e mangiare dove e come capita, quelli in cui le giornate si allungano ancora di più, magari terminando quando è già notte fonda, con la stanchezza, la tensione, il nervosismo che non ti permettono nemmeno di riposare quando finalmente gli animali saranno al sicuro, chiusi nel recinto? Per quelli che vengono lì a vedere lo spettacolo può anche essere piacevole, suggestivo. Ma il pastore che è in piedi dall'alba?

Ecco perchè quello degli orari è uno dei motivi per cui non credo che io riuscirei mai a fare il pastore. Le giornate brevi del cuore dell'inverno, quando finisci i tuoi lavori alla luce della pila perchè l'oscurità è già calata da alcune ore, portando con sè il freddo sempre più pungente... Ci sono poi ancora quelli che, chiuse le pecore, accendono il falò e cucinano lì all'aperto, oppure al "chiuso" in una roulotte o in un rimorchio, separati dall'esterno solo da un telo.

Se d'inverno le giornate sono corte e bisogna necessariamente continuare il lavoro fin oltre il tramonto perchè gli animali abbiano mangiato a sufficienza, non è poi che nelle altre stagioni le cose vadano tanto meglio! Quei cieli color madreperla li apprezzano soprattutto quelli che li vedono in foto. Raramente ho sentito un pastore parlare di "quel bel tramonto che c'è stato ieri sera".

Questo accade perchè sono gli animali a comandare. Sono loro a dover avere la pancia piena: soddisfatti gli animali, terminati i lavori, solo allora il pastore potrà pensare a sè. Che sia estate, che sia inverno, i tramonti li vedi tutti, uno dopo l'altro, e va ancora bene quando il tempo è bello. In certe stagioni l'orario è questo perchè le giornate sono corte e la notte arriva presto.

Così ci sono le notti di luna piena, ma non è la stessa cosa che fare una gita notturna con gli amici in montagna, perchè adesso sei lì che pesti i piedi per scaldarti un po' e, se non sei pastore fino in fondo, ti chiedi perchè gli animali devono essere così viziati, perchè bisogna sacrificarsi così per loro, tanto da arrivare poi a casa e crollare addormentati appena finita la cena.

E ci sono le sere di primavera, quelle delle settimane precedenti la salita in alpeggio, quando resti al pascolo fino a tardi, tra le nuvole di zanzare che ti tormentano, perchè di giorno faceva caldo e, invece di pascolare, le pecore si ammucchiavano all'ombra di alberi e cespugli. Quando poi in giornata c'è stato un imprevisto che ha alterato i ritmi normali, o qualche attività particolare come la tosatura, allora può capitare di andare avanti chissà fino a che ora della notte. Loro, i pastori, non si lamentano di questi orari, li danno per scontati, sono la norma. Ma per chi non è abituato, quelle ore della sera dopo il tramonto solo lunghe, eterne, infinite...
Oggi avrei voluto rispettare un giorno di silenzio sul blog a seguito degli avvenimenti di ieri che mi hanno portato a scrivere il post precedente, ma l'amico Giacomo mi ha comunicato una triste notizia, la scomparsa di Antonio Enrietti, margaro e pastore della Valchiusella.

In attesa di poter inserire anche la sua immagine, che dovrebbe arrivarmi in giornata, questa è la veduta del tramuto di fondovalle del suo alpeggio, l'alpe Prà. Come la gran parte dei margari e pastori della valle, avevo conosciuto Antonio nel 2003 quando svolgevo il censimento degli alpeggi, una lunga camminata per arrivare sotto la Bocchetta delle Oche, dove si trovava lui insieme alla sua mandria (ricordi, Trapulin?). Una chiacchierata di poco più di un quarto d'ora, venti minuti. Così ricorro al ricordo ben più vivo di Giacomo, che ci racconta come già la scorsa primavera Antonio (59 anni) non sapeva se sarebbe riuscito a salire all'alpe per problemi di salute. Poi ce l'aveva fatta e, nel mese di febbraio, si erano ancora incontrati in Comunità Montana. "Era di buon umore ed ebbe modo di raccontarmi che pochi giorni prima aveva lasciato di stucco i clienti di un negozio di alimentari della valle. Sta di fatto che i suoi figli gli avevano inserito sul cellulare una "suoneria" che riproduceva l'abbaiare di un "cane margaro". Improvvisamente, mentre si trovava nel negozio ricevette una chiamata sul telefonino annunciata, appunto, dall'abbaiare di un cane. A quel punto, mi raccontò che gli astanti cercarono, smarriti, di capire dove fosse quel cane che abbaiava. E' l'ultimo ricordo che ho dell'amico Tonino. Rammenti, Marzia? Fu proprio lui quello che disse a mio padre a proposito di muli "Sai che ti dico? Al mulo più 'bravo' bisogna perdonare cento difetti". Un'altra volta, incontrandolo in alpeggio, gli chiesi quanto ci fosse da marciare per raggiungere una cima poco lontana "Due ore, mi rispose,ma a 'bagnare' la camicia". Addio caro Tonino, riposa sui pascoli del cielo."
Ci uniamo tutti al ricordo di Giacomo. E' un altro pezzo di piccola storia della montagna che se ne va.
Lo ammetto, ho sbagliato e voglio fare ammenda pubblicamente. La persona cui queste scuse sono rivolte non legge direttamente il blog, ma ho fiducia che chi invece lo fa gliele riporti immediatamente. Nessuno mi chiede o dice di fare la cronaca di avvenimenti e vicende, ho scelto personalmente di scrivere queste storie per far conoscere la vita e la realtà dei pastori. Non dovrei scendere nel particolare, mai. Fino ad ora dai diretti interessati ho sempre ricevuto apprezzamento e complimenti, a volte qualche piccola critica o rimprovero che servono anche a migliorare. Quella persona a cui oggi chiedo scusa un po' mi conosce, dovrebbe sapere/capire che non avevo nessuna intenzione o proposito di causare dei danni o problemi di alcun tipo a lui o a chiunque altro. Il mio è un errore per ignoranza, inconsapevolezza. Ho cercato di rimediare come potevo. Spero che anche queste scuse servano a qualcosa. Mi dispiace però che le rimostranze per il mio sbaglio siano state fatte ad altri e che così il mio peccato assolutamente non voluto si sia trasformato in tutt'altra cosa rispetto a quello che era in partenza. Si poteva rimediare in tempi molto più brevi. La prossima volta che dovessi sbagliare (e chi non lo fa?), ditemelo subito! Io credo che soprattutto quella persona abbia i mezzi e le conoscenze per rintracciarmi direttamente e chiarire la questione con me, senza coinvolgere altri che sanno vagamente dell'esistenza di questo blog, senza ovviamente conoscerne i contenuti in tempo reale. Sono solita risolvere i miei problemi da sola, gli altri non possono sapere perchè e percome io ho detto/fatto qualcosa. Ci parliamo e ci spieghiamo. Tanto è vero che adesso ho capito solo in parte qual è stato il problema, anche se il concetto di cosa si può o non si può dire è chiaro. E con questo chiudo la questione, rinnovando la speranza che il mio sciocco errore non abbia avuto conseguenze per quella persona e per il suo lavoro.
Questo blog sempre di più vive anche grazie ai suoi lettori che, di volta in volta, si trasformano pure in inviati speciali sul campo! Così c'è stato anche chi ha risposto al mio appello riguardante la Festa dei Margari a Saluzzo ed è andato sul posto armato di macchina fotografica.

Devo quindi ringraziare Mari per queste belle immagini. Le vacche con i loro rudun, i grossi campanacci simbolo della tradizione, orgoglio dei margari. Il collare finemente decorato spesso contiene anche una foto, una scritta beneaugurante, una dedica, il ricordo di un evento speciale (matrimonio, nascita di un figlio, ecc.).

Da alcuni anni a Saluzzo l'AREMA (Associazione Regionale Margari) organizza questa festa che ricorda agli abitanti della cittadina del Cuneese come questo luogo sia ancora il cuore del mondo dei marghè. Dalle vallate alpine, i margari continuano a scendere nelle cascine intorno a Saluzzo (non sei un marghè se non senti suonare le campane del duomo, racconta un detto popolare locale).

L'orgoglio dei margari ha il suo massimo nella Rudunà, la sfilata delle vacche. Un suono che anticipa la transumanza che avverrà tra un mese o due a seconda delle zone (generalmente però intorno al 21 giugno). Quelle di Saluzzo sono giornate in cui queste persone, che normalmente vivono lontane dal "grande pubblico", possono mostrare quanto è bello il loro mestiere, con che passione lo praticano... oltre a far ancora vedere una vacca a chi ha ormai perso il contatto con la natura, la campagna, il mondo contadino che è la nostra origine.
Un gregge grosso è difficile da gestire, quando si concentrano i parti in certi periodi per il pastore ci sono giornate che non finiscono mai, poi ci sono i limiti numerici per la salita in alpeggio e... bhè, insomma, si vende anche per guadagnare qualcosa! Tutto quel capitale che cammina per la strada ogni tanto bisogna anche monetizzarlo, perchè di aria non si vive e le spese sono sempre tante. "Chissà quest'anno che prezzo faranno i camionisti, con il gasolio alle stelle!". E così si vende. Tanto per cominciare ci sono dei maschi castrati, quelli che a Pasqua non si è riusciti a dar via. E poi pecore, capre...

Il gregge viene condotto al punto dove è stato preparato un recinto abbastanza largo da contenere tutti gli animali, senza però lasciare troppo spazio libero, affinchè gli uomini non debbano faticare ulteriormente per catturare gli animali prescelti per la vendita. Il segno per riconoscere gli animali da prendere è il bollino verde sulla schiena. Arrivano gli acquirenti che sembrano temere di poter essere imbrogliati e vorrebbero averere dieci occhi per tenere sotto controllo gli animali scelti, quelli che vengono caricati, verificarne il numero, marcare le orecchie degli agnelloni, controllare le marche auricolari... Chissà poi perchè un pastore deve ricorrere ad un intermediario... non poteva contrattare direttamente con chi vende? Avrebbero anche spuntato un prezzo più vantaggioso entrambi, probabilmente: qualcosa di meno l'acquirente, qualcosa di più il venditore... Scegliere gli animali nel mucchio richiede un certo tempo, c'è manodopera extra per aiutare, si carica il camion, poi finalmente l'operazione si conclude ed i pastori possono tornare al loro lavoro.

"Si vede che la fila è più corta?". Forse un po' si nota, ma non ancora così tanto. Sarà più evidente quando se ne andrà un certo numero di pecore. Gli animali sono nervosi, corrono all'impazzata, non ne vogliono sapere di fermarsi a pascolare. "Quando hanno fame sono arrabbiate e fanno così!", ma è quasi impossibile sorvegliarle, perchè scappano di corsa da un lato all'altro dei pioppeti e nemmeno i cani riescono a trattenerle. Per recuperare le ore perse quando si caricavano gli animali venduti, i pastori restano al pascolo fino a notte, ma il gregge è veramente ingestibile. "Speriamo non sfondino la rete...", dice il pastore mentre ci si allontana diretti alla cascina. E' notte fonda, il pranzo fatto alle 10 del mattino è un lontano ricordo di 12 ore prima.

Vendo asino! Mentre si parla di compravendita, questa volta uso il blog con un altro fine. L'asinello che vedete nella foto insieme alla madre è in vendita. Lei si chiama Farinella... e lui è un vero e proprio farinel che i pastori vorrebbero cedere a qualche amatore. Contattatemi e vi darò qualche dettaglio in più, così vedremo se sarà possibile anche aprire una vetrina virtuale qui!!
A volte è fortuna, altre è fiuto, oppure semplice coincidenza. Magari quando lo cerchi tra colline o pianure che paiono infinite, non lo trovi. E poi appare lì, di colpo, quasi per sbaglio. Un gregge. Un pastore. I suoi cani. Ieri il Pastore lo cercavo di proposito, sapevo all'incirca quale doveva essere il suo cammino. Alcuni giorni fa qui vi avevo detto che sarebbe arrivato in periferia di Pinerolo, così sono andata a vedere. Ho seguito le tracce inconfondibili e abbastanza fresche sulla strada che da Riva porta alla Porporata. Come ho passato la ferrovia ho visto le pecore.

E così inizia la marcia di avvicinamento ai monti, per il Pastore. In quest'area ha ottenuto il permesso di pascolare, un incolto che probabilmente non resterà tale a lungo, c'è il rischio che già il prossimo anno qui le gru abbiano innalzato un altro capannone come quelli che in pochi anni hanno fatto scomparire un'altra fetta di terreno fertile qui alle porte di Pinerolo.

"Purtroppo alla fine hanno trinciato l'erba tutto intorno... Speriamo che, il prossimo anno, si riesca a fare per tempo, che non diano l'incarico di tagliare, ci penso poi io con le mie pecore. Peccato, era della bella erba...". Nonostante l'interessamento dell'Assessore ai Lavori Pubblici, in alcune zone la ditta che aveva l'appalto per tagliare l'erba ha svolto diligentemente il suo lavoro. Qui comunque il Pastore si fermerà alcuni giorni.

Dopo si metterà in cammino sulla collina pinerolese, quella che si vede là alle spalle del gregge... ma ci sarà sempre chi seguirà le sue tracce! Mi comunica infatti che l'altro giorno è passata una mia amica a fare foto... Mari, aspettiamo tutti le tue immagini, allora! Così poi le aggiungeremo a tutte quelle che continuate a mandarmi e che adesso pubblico qui di seguito. A quanto pare c'è parecchia gente che segue le tracce del gregge!

Mauro è andato a fare una gita in bici in Francia, al Mont Ventoux, ed ha pure incontrato un pastore con i suoi animali. Altri panorami, altri pascoli ed altre pecore rispetto al Piemonte...

I nostri pastori, vedendo questi posti, si chiederebbero cosa stanno mangiando le pecore lì tra quelle spine! Eppure le pecore sembrano belle... Altra taglia, altre esigenze!

Fulvio invece è andato a trovare Vacchiero per cercare delle capre... e qui ha ritratto il pastore insieme alla moglie Elsa. Immagini di capre "bionde" o "cannellate" me le aveva già spedite precedentemente...

Sempre lui poi mi ha parlato dello scultore valdostano Giangiuseppe Barmasse, che riproduce nel legno scene di vita pastorale, vacche, pecore, asini, transumanze...

Ecco una di queste sculture, mentre qui sotto c'è il figlio di Fulvio con la famosa reina Venise.

Parlando di bovini, Chiara invece mi manda l'immagine del lieto evento a cui ha assististo nella sua stalla il 22 aprile. Qui sotto la manza con il suo vitellino intento a poppare.

Sembra un immagine di pace e serenità, ma Chiara mi ha raccontato come la gentile mucca le abbia fatto un bell'alluce blu mentre lei cercava di metterle accanto il vitello! Cose che capitano... Dalla Svizzera torniamo poi in Italia e scendiamo a sud, fino all'isola di Procida. Qui c'è Giovanni, che tiene pulito un pezzo di terra grazie a quattro pecorelle ed un ariete...

Eccolo qui, l'ariete! Un bestione difficile da domare, che fa delle incursioni disastrose tra i carciofi del papà di Gianni, a quanto ci racconta. Non c'è che dire, un bel bestione... Chi mi sa dire la razza?

Aldo invece non ha difficoltà a trovare greggi tra le colline dell'Astigiano. Mi ha mandato numerose immagini, tra cui ho scelto questo panorama tipicamente invernale, con l'erba ancora bassa ed i colori tenui.

Tutt'altro colore i pascoli al primo maggio a Torino, quando Carlo ha immortalato le "pecore tagliaerba" al lavoro nel Parco del Meisino. Eccole finalmente, mentre brucano inconsapevoli di svolgere nello stesso tempo un utile lavoro per la società...

Con Daniele torniamo al Sud, in questo bellissimo paesaggio di Castelluccio di Norcia. Anche in questo caso ci chiediamo che cosa stiano mangiando le pecore!!!

Sempre con Daniele andiamo al Colle del Nivolet in Valle Orco a salutare Piero 'l Bersagliè, simpaticissimo pastore chiacchierone, che non perde mai l'occasione per raccontare qualche aneddoto del passato e... perchè no, bere un bicchiere di vino in compagnia!

Per finire, ringrazio il collega Marco che ha risposto al mio appello e mi ha mandato la statua della pastorella che accoglie i visitatori che si accingono a salire in Val Sesia dal centro di una rotonda. Conduce al pascolo una pecora e, nel frattempo, fila la lana... antica risorsa per queste terre! E voi? Siete sulle tracce di qualche gregge?
Certo, il mestiere di pastore è facile, basta portare al pascolo le pecore. Adesso è primavera, erba ce n'è dapportutto, no? Certo, è come dire che tutta l'erba è verde. Ma chi lo spiega alle pecore? Quindi ti trovi lì sotto i pioppi e vedi che gli animali camminano, camminano, danno una spuntatina all'erba, ma non mangiano.

L'erba "viene vecchia", ma quella all'ombra dei pioppi ad un certo punto non piace più nemmeno se è tenera. Un po' la mangiano, ma poi non ne vogliono sapere. Probabilmente con la copertura delle foglie cambia gusto. Comunque, il pastore non riesce più a tenerle ferme lì nei pioppeti, è ora di spostarsi altrove.

Le giornate poco per volta si fanno sempre più calde, fino ad ora si stava abbastanza bene, ma quando gli animali iniziano ad ammucchiarsi così, a testa bassa sotto ogni chiazza di ombra, vuol dire che si avvicina il giorno della partenza verso i monti. Chi lo spiega ai legislatori che vietano il pascolo in bosco? Quando fa caldo, dove porti i tuoi animali? Li lasci sotto il sole rovente a boccheggiare?

Anche quest'anno si è di nuovo qui, nel famoso "bosco dei frigo", un tratto della sponda del Po (in piena area di riserva naturale speciale) invaso da decine e decine di grossi banconi frigo che lentamente, molto lentamente si stanno disfacendo, disseminando in giro pezzi di materiale isolante. Il tempo però non riuscirà mai a cancellarli completamente, al massimo una piena del fiume li trascinerà più a valle.

I pastori spostano il gregge lungo l'argine in un caldo che si fa sempre più intenso. Questo pomeriggio di inizio maggio non è caldo come certe giornate delle stesso periodo del 2007, ma comunque si suda già abbondantemente. Le piogge dei giorni scorsi sono lontane, il passaggio del gregge fa alzare una nuvola di polvere. "Arriveranno le zanzare stasera? L'anno scorso c'erano già dal 20, 21 aprile... Tutti giorni guadagnati!!"

Si scende a bere lungo il fiume, l'aria è immobile, il caldo aumenta, viene voglia di stendersi all'ombra a dormire, braccia e gambe si fanno pesanti. I cani si immergono nelle pozzanghere, ultimi residui dell'innalzamento dell'acqua dei giorni scorsi. Tutto il ghiaione era stato sommerso, si vedono i segni del fango fin sulle sponde, ma oggi c'è solo più qualche pozza torbida qua e là.

Ci si incammina a lato di un campo di mais già gravemente danneggiato dai cinghiali, che con il loro grugno hanno letteralmente "arato" le file seminate, in linea retta, mangiando tutta la semente. Questi sono i posti di "fine stagione" per i pastori, quelli in cui trascorrere le ultime settimane prima di salire in alpeggio. Quando i pioppeti non vanno più bene, quando serve l'ombra di alberi e cespugli per le ore più calde (quelle in cui le pecore si ammucchiano, ruminano, riposano e non mangiano), si sta qui nei gerbidi.

Distese immense di artemisia, incolti dove qua e là si trovano chiazze di erba medica, oppure praterie di "melietta", cioè un sorgo selvatico molto gradito dalle pecore fin quando le foglie sono tenere, non troppo dure e taglienti. Le giornate si allungano sempre più, così si sta al pascolo fino a tarda ora, ma al tramonto il dubbio si concretizza: ecco, le zanzare sono arrivate!

Quando il sole sta calando laggiù lontano dietro alle montagne, il gregge si avvia al recinto: uno dei pastori raccoglie l'agnello neonato e chiama la madre affinchè anche lei entri nelle reti. Intorno alla faccia senti già il ronzio delle zanzare, le prime punture sulle mani, nelle braccia. Non sono ancora nuvole, quando ti entrano fin nel naso, negli occhi e nella bocca, ma già le pecore si accorgono di questo tormento. Lì nelle reti, iniziano a girare in tondo per sfuggire ai fastidiosi insetti. E' un'ulteriore complicazione al lavoro del pastore, perchè la ricerca delle madri a cui dare gli agnelli si fa più complicata, con tutte quelle bestie che girano nello stesso senso, belando e sollevando polvere. Purtroppo non si può ancora partire per i monti, dove c'è neve e l'erba è ancora bassa, ma adesso che le zanzare sono arrivate il pensiero corre là sempre più spesso.
Vi ricordate Maria Pia, la pastora? Avevo parlato di lei qui e qui, dicendovi anche che lei adesso tornava a casa per rimettere in sesto un piede dolorante. Da qualche tempo le avevo promesso che sarei andata a trovarla e l'occasione della fiera a Cossato è stata finalmente quella giusta. Ci siamo incontrate là tra i recinti delle pecore e le bancarelle, in mezzo a conoscenze comuni, ma poi siamo scappate sui suoi monti, lontane dalla confusione della fiera.

Maria Pia abita in un posticino incantato delle montagne biellesi, bassa Val Sessera, con questo panorama dietro alla porta di casa. Mi sono chiesta dove mi stesse portando, mentre guidavo per le strette strade che salivano e scendevano tra boschi, paesi e filande ormai abbandonate. La lana non vale più niente e l'industria che tanto ha arricchito in passato il Biellese ormai è quasi morta. Poi l'ultima rampa ripidissima, un tratto sterrato ed uno slargo nel bosco. "Puoi girarti e lasciarla qui", gli ultimi 200 metri li facciamo a piedi, salutate dall'abbaiare dei cani e dal belato delle capre. Una tazza di thè, ci cambiamo e siamo pronte a partire per andare al pascolo.

"Con le capre è tutto un altro lavoro, loro cercano il pascolo opposto a quello delle pecore. Bosco, foglie, l'erba la lasciano per ultima." Infatti per lungo tempo il piccolo gregge sale e scende tra i castagni, per poi ricomparire nella radura erbosa verso sera. Maria Pia dice che quest'anno non intende andare in alpeggio, starà lì con i suoi animali, al massimo li condurrà sulle alture lì vicino. Sono numerosi i pastori che "le fanno la corte", che vorrebbero averla come aiutante per la stagione estiva, ma lei non intende cambiare idea. Il piede non è ancora a posto, adesso sta finendo di sistemare quella casa costruita da altri in sua assenza... "Verranno presto a mettermi i pannelli solari."

A sera si scende alla casa, le capre vengono condotte in stalla e lei le munge, poi allatta tre capretti e, quando ormai è notte, si entra in cucina, a lume di candela e pile frontali. E' strano essere quassù, sembra un altro mondo... Al mattino lei si alza già alle 5:30, quando scenderò io un'ora dopo starà già impastando il pane, preparando un paio di formaggette di capra al suono di una piccola radio a pile. Ha ascoltato il meteo ed i notiziario della Svizzera, poi adesso c'è la voce di Fiorello con la replica del suo programma. Ognuno fa le sue scelte di vita, più o meno volontarie o forzate, ma quelle di Maria Pia sono sicuramente molto particolari. "Quando ero in Irlanda e la nostra amica Sheila traduceva al pastore che avevamo incontrato là come lavoravo io con le pecore, si stupivano tutti!". Stava raccontando di quando dormiva fuori in pieno inverno... Anche qui lei comunque deve avere le finestre aperte, come si fa a dormire con il calore della stufa?
Domenica un bel sole rendeva ancora più allegra l'aria di festa a Castellengo di Cossato dove, accanto alla strada principale, si stavano montando le bancarelle ed allestendo i recinti per le pecore. Eccoci alla fiera dell'agricoltura, 10a Mostra Regionale Ovini di razza biellese e razze autoctone.

Nel Biellese io sono un po' fuori zona, quindi non pensavo (pur essendo in mezzo a pecore & pastori) di trovare così tante facce note e... sconosciuti che invece conoscevano me!! Sono stata fermata più volte, salutata, riconosciuta, ed alla fine la giornata è passata rapidamente, come capita in una qualsiasi fiera di questo tipo.

Stavo salutando un pastore che non vedevo da tempo accanto a questo stand quando il suo proprietario è venuto a salutarmi e mi ha raccontato che ci eravamo conosciuti anni fa a Ternengo... Così ho incontrato Giuseppe Berteletti e sua figlia, affezionati lettori di questo blog. Lui è un artigiano, si occuperebbe di restauro, ma la passione per il mondo pastorale fa sì che realizzi anche le taschette per gli asini, quelle per il trasporto degli agnelli, basti e molto altro.

Sulla sua bancarella, accanto a coltelli ed altri attrezzi, fanno bella mostra queste (e molte altre) sculture in legno. "La riconosci questa pecora? L'ho presa da "Dove vai pastore?", è quella che annusa l'agnello dentro la taschetta dell'asino... una delle mie taschette, tra l'altro".

La fiera è piccola, se la paragoniamo a certi grossi eventi che si tengono altrove, ma è comunque sempre un luogo di ritrovo per pastori ed appassionati, quindi si riesce a far passare le ore chiacchierando, valutando gli animali esposti, contrattando qualche acquisto o semplicemente scambiandosi notizie sulla stagione passata, su quella che deve venire, sull'alpeggio dove si andrà tra poco, sull'erba, la siccità, il tempo, le nascite...

Verso la metà della mattinata i recinti sono tutti completi, gli ultimi gruppi di animali vengono scaricati dai camion e la fiera si fa sempre più animata. Bancarelle di prodotti tipici, macchine agricole ed una simpatica processione di trattori, dai modelli più antichi a quelli più moderni, che sfilano per lungo tempo sullo stradone per poi parcheggiarsi in bella mostra tutto intorno alla fiera.

Incontro anche il Bergamasco che fornisce gilè, mantelli, camice, giacche e pantaloni di panno ai pastori. Ecco in bella mostra alcuni capi di abbigliamento tradizionale "Ol Feder" delle Confezioni Avion di Sovere. "Devi venire alle fiere dalle nostre parti! Quella di Rovato e quella di Clusone... almeno una volta devi venire, dai!"

Nei recinti, oltre alle numerose pecore di razza biellese e tacola, ci sono queste belle (e ormai rare) capre di razza vallesana, poi delle buffe pecore Suffolk, tozze e grasse, dalle zampe corte e dal vello scuro. La gente guarda, valuta con occhio esperto, si aggira tra i recinti e commenta gli animali più belli, prima ancora che lo facciano i tecnici per la premiazione finale.

"Gli animali più belli li ha Vacchiero", sento dire da più parti... Eccolo qui, il mio amico pastore, in piena forma! Un complimento galante e scherzoso per salutarmi, come sempre, poi mi presenta ad altri pastori del posto e scambia battute con Aldo, il commerciante, che sta guardando con occhio esperto il piccolo gregge. "Le ho pesate prima di venire qui, facevano 111 kg di media...", dice Giovanni. Ecco perchè qui dal Pinerolese quelli che amano le pecore "bianche" e grosse vengono a comprare animali da lui!

Prima del pranzo, la premiazione di tutti i partecipanti, tra cui moltissimi giovani appassionati, speranza per il futuro della pastorizia biellese! Ognuno riceve una campana, una targa ed una batteria di ricambio per elettrificare il recinto. Premio speciale per il miglior gregge a Vacchiero e per il miglior montone a Federico Seletto. Quando ancora il pranzo sotto il tendone non era terminato (ottimo spezzatino di montone!), è iniziata l'esibizione dei cani da pastore, ma io ho dovuto lasciare la compagnia per andare verso i monti in compagnia di Maria Pia... ma quello ve lo racconterò poi domani.
Terminiamo con un saluto speciale a Clara, che da Varese è venuta fin lì ed è riuscita a trovarmi tra la folla, senza avermi mai vista prima! Grazie ad Ermanno Raffo, uno degli organizzatori, che mi ha invitata. Grazie a Mari e famiglia che mi hanno tenuto compagnia durante il pranzo. Un saluto a tutti quelli che già mi conoscevano e quelli che ho conosciuto là.
Ancora pubblicità, sul finale: mi è stato mandato l'invito alla manifestazione che si terrà a Saluzzo (CN) nei prossimi giorni. 2-3-4 maggio 2008, Festa dei Margari e della Montagna, Mostra mercato delle razze d'alpeggio. Per chi volesse andare, consiglio il sabato pomeriggio, con la RUDUNA' per le vie della cittadina, la sfilata delle vacche con le grosse campane usate nella transumanza. Io non potrò esserci, ma spero che qualcuno di voi ci vada e mi mandi le foto!
Ecco l'articolo apparso l'altro giorno su "Repubblica", che gentilmente molti di voi mi hanno mandato.
Dal nostro inviato Paolo Rumiz - Collelongo
Domenico Alonzi - roccioso pronipote del brigante Alonzi Luigi detto «Chiavone» - rientra ogni sera dal pascolo con 120 capre, due cani abruzzesi,
Che ne dite? C'è da riflettere... Un saluto a Nunzio, che ho avuto la fortuna di conoscere e con cui ho chiacchierato in alcune occasioni. Un confronto che, in diverse parti d'Italia, fa sentire meno soli... ma alla fine i problemi restano, sono gli stessi, così come gli ostacoli e le ottusità burocratiche.
Cosa vuol dire essere pastori per 365 giorni all'anno nel XXI secolo. Quattro stagioni, dalla pianura alla vita d'alpeggio