Storie di pascolo vagante

venerdì, 20 novembre 2009

Va bene il folklore, ma poi...

Quasi mai questo blog si occupa di politica, ma oggi vi devo parlare proprio di un personaggio politico, anzi, del Ministro dell'Agricoltura in persona. Sappiamo tutti che Luca Zaia, diplomato in una scuola agrotecnica, laureato in veterinaria con specializzazione in produzioni animali, è una persona che prende a cuore certe campagne e le porta avanti con forza (vedi il divieto al trattamento con neonicotinoidi sui semi del mais, tanto per citarne una). E' attento al prodotto italiano, alla sua etichettatura, ed in particolare si batte per tutelare la sua Terra ed i prodotti che lì hanno orgine, il Veneto.

Questa foto (che ho preso qui) lo ritrae in veste di pastore sulle montagne dell'Alpago. Risale all'estate del 2008 e, in questo articolo del Corriere delle Alpi, si dice come il Ministro si muovesse estremamente a suo agio nel gregge, come se per lui fosse un'attività consueta. Bene! Molto bene! Ecco chi potrà prendersi a cuore i problemi della pastorizia, allora. Partiamo pure dal Veneto ed allarghiamoci a tutto il Nord, a tutt'Italia. Invece no, mi sa che ci fermiamo a quel giorno lì, a quel momento di folklore...

Questo è uno delle tante greggi nomadi che vagano nel Nord Italia, in particolare siamo proprio in Veneto con Davide e Daniela (vi ricordate di loro? Ne avevo parlato qui). Anche nelle lettere di Daniela si parlava dei problemi che stavano incontrando: divieti di pascolo, divieti di transito alle greggi, le strade verso il Friuli chiuse, impossibile trovare un "corridoio" per scendere dai monti ai pascoli abituali del resto della stagione. Alla fine i nostri giovani amici, proprio anche per queste ragioni, sono stati costretti a vendere le pecore!! Questo problema me lo avevano già segnalato anche altri amici di quelle parti, tra cui Loris. Nelle terre del Prosecco le greggi sono mal viste, ma i divieti dovrebbero essere solo di tipo veterinario, cioè si dovrebbe vietare l'ingresso solo ad un gregge infetto da qualche patologia. Il transito poi... quasi nemmeno ai delinquenti si vieta di muoversi!!!

C'è già stato chi ha chiamato in causa il Ministro: leggete qui la lettera di Mara. Lei è una concittadina di Zaia, originario di Godega di San'Urbano (e tutt'ora lì residente, da quel che ho letto nella sua biografia), e chiede come mai proprio QUEL comune, tra gli altri, abbia messo tali divieti. L'ho chiesto anch'io al Ministro, scrivendo una lettera. Ma l'ho chiesto anche al Comune di Godega: e-mail al Sindaco, all'Assessore alle Attività Produttive (non c'è un assessorato all'agricoltura), alla Segreteria, ma nessuno ha mai risposto, anche dopo mio sollecito. Se lo volessero fare, sono ancora in tempo e darò spazio alle loro ragioni. Se poi il Ministro in persona volesse dirci qualcosa...


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giovedì, 19 novembre 2009

Segnalazioni ed una richiesta importante!

Al sito ruralpini è giunta una richiesta particolare, che volentieri ospitiamo anche qui. Cercasi socio per alpeggio! Spero che qualcuno di voi, leggendo, trovi in quest'annuncio l'occasione che magari stava aspettando da tempo.

Sono un figlio d'arte essendo stati i miei genitori degli alpigiani e di conseguenza sono il proprietario ereditario di due alpeggi in Valstona alle pendici del Monte Massone denominati Alpe Corte chiuso e Alpe Nuove, in cartina altezza 1811, sito nel comune di Valstrona (VB) con pascolo sino alla croce del Monte Massone e l'altro è poco piu a valle chiamato Alpe Bagnone altezza 1290, sito nel comune di Loreglia sempre in Valstrona. Distano uno dall'altro circa un'ora e sono stati usati come cambio uno dall'altro; si puo fare circa 110-120 giorni di alpeggio riattivandoli bene. Io non faccio questo mestiere, ma l'ho fatto in gioventù, e nutro una grande passione, tanto è vero che li sto riattivando entrambi a nuovo proprio per fare zootecnia. Sarei interessato di trovare un giovane socio per un lavoro in società. So che non e cosa facile, ma con la crisi non si sa mai. Gli alpeggi per la prossima stagione sono ben attrezzati come sistemazione di alloggi e anche per la lavorazione del latte e ricovero animali. E' possibile caricare circa 40 \45 bovini per i primi anni e capre e pecore in quanto bisogna riattivare il pascolo. Lavarini Francesco tel 3470052717 cheflavarini@gmail.com

Giacomo invece ci segnala la 19° Rassegna Caprina a Vico Canavese domenica 22 novembre.

In ultimo, 9° Sin-a dij Marghè d'la Val Chisun sabato 28 novembre 2009 a San Germano Chisone, con prenotazione entro il 25 novembre (Marco 3395953701 - Enrico 3493152524).


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mercoledì, 18 novembre 2009

Transumanze di qualche tempo fa

Scusatemi, è da tempo che ho le immagini di alcune transumanze da pubblicare, me le avete spedite e... sono rimaste lì, tra una foto e l'altra. Oggi finalmente dedicherò loro lo spazio che meritano. Sono transumanze bagnate, avvenute sotto la pioggia battente.

Queste risalgono a quasi due mesi fa e me le ha mandate Laura. Siamo ad Oropa, una giornataccia, anche se quelli sono posti dove ad un tempo del genere bisogna essere abituati!

La mandria è quella di Giovanni, che avevamo incontrato qui nel mese di luglio. Tra la nebbia e la pioggia, con lo sfondo dei prati ormai ingialliti, la mandria scendeva verso valle, verso la cascina nella pianura biellese.

Quando ero salita con Laura da queste parti c'era "solo" la nebbia, nel giorno della transumanza invece le condizioni meteo erano decisamente peggiori. Difficile anche scattare foto, con un tempo del genere!

L'arrivo a destinazione fortunatamente è poi avvenuto con il sole. Ecco la mandria incolonnata in una stretta strada, l'asfalto è ancora bagnato, ma fa di nuovo caldo e si può stare in canottiera!

Per finire, dopo tanta fatica e difficoltà, tutti a tavola! Basta poco per dimenticare quello che è stato, in compagnia e con un buon pezzo di formaggio, un bicchiere di vino...

Transumanza ancora più avventurosa nella lontana Polonia. Il nostro amico Marco mi ha mandato foto che parlano da sole! Lascio però la parola a lui: "Stamattina (24 ottobre, ndA) siamo scesi al piano anche noi... a dire il vero ci sarebbe stata erba ancora fino a oltre i Santi, ma abbiamo fatto fuori la scorta di fieno per emergenze e non ci arrischiamo oltre.  Se nevicasse ancora saremmo fregati e con la variabilita' climatica dei paesi nordici non si scherza!!"

"Partiti con calma stamattina alle 8 dal pascolo ci siamo imbottigliati tra la montagna e il fiume, ancora gonfio per la verita', fino a un piano paludoso al limitare del bosco, poi abbiamo imboccato il sentiero forestale a mezza costa nella faggeta. Solo che lì sono arrivati i casini, la pista era sepolta da tonnellate di alberi schiantati dalla nevicata di 8 giorni fa."

"Praticamente ci siamo percorsi tutta l'alta valle nei boschi con 400 capi circa, e dove trovavi la stradina sgombra chi era dietro (io) si trovava per 8 chilometri nel fango a mezzo polpaccio... Poi e' arrivato il primo guado di un torrentello laterale, passato senza tante storie e, dopo altro bosco, i due guadi del Wislok, con punti in cui filava una corrente di 60 cm di profondita'... Per fortuna il goretex ha tenuto
e con po' di salti non e' entrata negli stivali (scomodi, ma  per queste condizioni...) l'acqua
".

"E infine gli ultimi chilometri di asfalto tra i famosi campi dei contadini, che non abbiamo pestato, e gli automobilisti molto pazienti e disponibili..."

Una lunga transumanza, quella di Marco. Anche nel suo caso, queste foto hanno un doppio valore, per le condizioni atmosferiche e per il fatto che era anche impegnato a sorvegliare gli animali.

"E tagliate le colline della cooperativa agricola di Odrzechowa siamo
finalmente arrivati a casa... Tempo di percorrenza 5 ore secche, distanza coperta 28 km, dislivello tra sali e scendi circa 500 metri, pioggia e nebbia quanto basta
".

Per finire, una piccola transumanza dalla Valchiusella, ce la manda Giacomo. "E' quella della piccola mandria di Emilio, giovane ed appasionato margaro che ha "fatto la stagione" a Chamois dove, oltre le sue mucche, ha accudito una mandria di oltre duecento manze. Insieme ad altri, ad attenderlo al rientro in valle e ad accompagnarlo fino al paese dove risiede, c'era anche il piccolo  Marco, felice ed orgoglioso in prima, fila".


martedì, 17 novembre 2009

E noi cosa mangiamo?

Il gregge continua il suo solito cammino nella pianura, mentre le pecore degli agnelli sono al "sicuro" nei prati di collina. Di mais nelle stoppie ce n'è, il pastore deve fare attenzione che non ne mangino troppo, perchè l'indigestione potrebbe essere fatale. Però ultimamente c'è stato qualcosa di diverso.

Capita di vedere animali del gregge che stanno male di colpo. Anche altri pastori affermano di avere dei problemi e si dice addirittura che un "piccolo" gregge di 400 pecore abbia avuto 60 capi morti, una vera strage. Non può essere solo il mais... Anche perchè i sintomi sono diversi. Sembra un avvelenamento, ma adesso non è primavera, quando magari gli animali bevono in un fosso o mangiano erba sul bordo di un campo coltivato, dove può essere stato messo del diserbante.

Questi animali non stanno male, il loro sguardo è normale, mentre una bestia malata ha lo sguardo fisso a terra, la testa bassa. I contadini dicono che in molti campi sono stati fatti diversi trattamenti al mais contro la piralide (un insetto dannoso)... Che la colpa sia dei prodotti utilizzati? Che resti un residuo anche a lungo termine? Ma quel mais... per cosa è poi stato impiegato? Alimentazione animale, presumibilmente. E poi allora noi cosa mangiamo??

Al mattino tutto il gregge attende di mettersi in cammino. Anche gli asini. E' un'altra giornata uggiosa, la speranza è quella che non piova, ma comunque le temperature restano abbastanza miti, e di quello non si lamenta nessuno. Qua e là c'è qualche pecora che ha partorito, bisogna cercarle per caricarle sul trailer e spostarle in collina.

A volte i pastori ricorrono a qualche stratagemma. Questa pecora ad esempio ha partorito due "scriccioli", due agnellini piccoli e gracilini. Perchè non provare a farle adottare un gemello di un'altra pecora, più grosso e più ardito? Il pastore lo sfrega addosso ai due, di modo che prenda l'odore che la pecora potrà riconoscere, poi prova a farglielo annusare. Sembra che la cosa funzioni... I due piccoli finiranno in cascina, allevati con il biberon.

In collina, le pecore sono in attesa nel recinto. Questo è grosso, formato da nove reti, c'era di che pascolare ancora, ma loro sono impazienti, protestano per il ritardo del pastore, belano nervose. Prima di lasciarle andare al pascolo, bisogna però controllare gli agnelli, fare una puntura a quelli con la dissenteria.

Da queste parti il gregge era passato in tutt'altra stagione, lo scorso anno. Ve lo ricordate, il prato con gli animali finti usati come tiro al bersaglio? In un giorno si era passati di lì e si era arrivati fin dove eravamo la scorsa settimana. Altra erba, ma soprattutto altri numeri nel gregge!

Quando finalmente si possono aprire le reti, gli animali si lanciano di corsa verso il nuovo pascolo. Non si fermano subito appena trovano l'erba, ma vanno avanti attraversando tutto il prato, poi tornano indietro. Ci vuole qualche tempo prima che si tranquillizzino ed inizino a pascolare a testa bassa, diminuendo il volume dei belati.

E' strano vedere questo prato fiorito di margheritine bianche, quando tutto intorno gli alberi hanno i colori dell'autunno. Il pastore cattura gli agnelli per ripassare le marche colorate. Tra qualche giorno magari sposterà i più grandi e li riporterà nel gregge grosso: in quell'occasione bisognerà fare attenzione a trovare le pecore con i loro agnelli, senza fare confusione e lasciare qualche piccolo senza la madre. I colori però sbiadiscono, quindi è necessario rinverdirli. Certi agnelli però sono talmente vispi che è quasi impossibile prenderli.

Non tutte le pecore sono miti: questa "cuccia" (così in alcune parti del Piemonte vengono chiamate le pecore con le orecchie corte, la cosiddetta "razza taccola") mi viene incontro con lo sguardo feroce. Non ce l'ha con me, ma con il cane che mi sta al fianco. Certe pecore arrivano anche ad aggredire il cane, correndo a testa bassa contro di lui.

E' da un po' che non vengono riportati indietro gli agnelli, ce n'è una nuvola saltellante che ogni tanto fa ammattire il pastore con le sue corse ed i giochi. "Adesso sono così belli, spiacerebbe portarli in là e poi magari le madri mangiano qualche veleno...".

Intanto le pecore decidono di cambiare dieta: alcune vanno nel bosco a pascolare edera, altre si spostano sul bordo del prato ed attaccano con gusto le foglie dure e taglienti delle canne. Vai a sapere perchè queste sì e certi ciuffi d'erba più duretti nel prato invece no... Anche gli animali hanno i loro gusti e non tutta l'erba è uguale!

La sera ormai arriva presto, il pastore ha preparato un grosso recinto in cui gli animali potranno ancora pascolare prima di sedersi per riposare... ed anche il mattino successivo, caso mai lui fosse in ritardo. Le giornate sono sempre più corte e, anche se le temperature fortunatamente restano gradevoli, l'inverno si sta avvicinando.


lunedì, 16 novembre 2009

Buona visione

Domani ci saranno i consueti aggiornamenti, oggi ho solo tempo di mostrarvi un video.

Sono le pecore con i loro agnelli che si lanciano "al galoppo" verso un prato... Come se prima il pastore non avesse concesso loro di mangiare! Però sono animali difficili ed esigenti, vorrebbero sempre qualcosa in più, qualcosa di nuovo.

Vi consiglio poi di andare a vedere le foto di questo amico, che ha lasciato un commento ad un post nei giorni scorsi. Bellissima galleria di altri pascoli, altri pastori, pur rimanendo nel Nord Italia. Grazie a menga85, spero che mi scriverai ancora raccontandomi qualcosa dei "tuoi" pastori.


scritto da: blacksheep77 alle ore 14:46 | link | commenti (4)
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venerdì, 13 novembre 2009

Segnalazioni: in edicola, in libreria e...

Pastori e non solo, sulla carta stampata. Come dice l'amica Francesca di Terre Alte, in questi giorni bisogna andare in edicola.

Nel numero tematico di Meridiani sul Lagorai c'è un articolo (testo e foto) di Giancarlo Rado, dedicato ai custodi della montagna. Pastori vaganti e malgari, storie simili a quelle raccontate qui, ma in un'altro angolo delle Alpi: si parla della "malattia" per le pecore, passione, amore per la montagna, gli animali. Alpeggi e territorio che vivono grazie a questi uomini ed ai loro animali. Le foto di Giancarlo (qui quelle sui pastori) sono sempre molto evocative, dirette, ed anche il testo ha una freschezza ed un'immediatezza adatta a descrivere questi temi, queste persone che non amano i giri di parole.

Solo nelle edicole della Valchiusella invece, a partire dai primi di dicembre, troverete il calendario 2010 dell'amico Giacomo Grosso, dedicato alla sua valle ed a chi la abita, specialmente margari, pastori ed i loro animali. Le sue foto le conosciamo bene, quindi saranno 12 mesi da scorrere piacevolmente!

Per quanto riguarda invece il mio nuovo libro, vi dico che è quasi pronto, l'editore afferma che graficamente è venuto bene (non vedo l'ora di averlo fisicamente in mano!!) e che presto potrà consegnarmelo. Per non avere l'ansia, ho preferito tenermi comoda con i tempi, così la presentazione ufficiale è stata fissata per venerdì 18 dicembre 2009, quindi non prendete impegni per quella sera. Prossimamente vi darò tutti dettagli, nel frattempo ho deciso di aprire un blog appositamente dedicato a "Intelligente come un asino, intraprendente come una pecora", dove vi segnalerò via via dove si potrà acquistare, come acquistarlo on-line, le serate di presentazione, curiosità sul libro, ecc... Il blog è http://asinipecore.blogspot.com.

Ricordo ancora una volta la serata a Chieri martedì 17, ore 21:00 presso la sede CAI, a parlare di alpeggi e pascolo vagante.


scritto da: blacksheep77 alle ore 07:32 | link | commenti (10)
categorie: libri, amici, articolo, trentino alto adige, val chiusella
giovedì, 12 novembre 2009

Fine della transumanza!

Percorrere quella strada in macchina in quella stagione mi pareva strano. Quante volte, da giugno ai primi di ottobre, ma poi… Sì, certo, capita, ma in quei casi la destinazione è un’altra. Invece ieri si andava proprio là, verso l’alpeggio.

Non a caso, forse, era proprio San Martino. Sapete cosa vuol dire “fare San Martino”? Traslocare, cambiare residenza, spostarsi con armi e bagagli. E dire che i camion avevano lasciato Novalesa ormai da parecchie settimane… Che cosa ci facevano i pastori lassù, in quell’assolato pomeriggio d’autunno, con i larici che parevano fiamme giallo-arancio e la neve che aveva già imbiancato le cime e non solo?

L’avevano detto in tanti, cacciatori e bracconieri, escursionisti ed alpinisti: “C’è su una pecora con l’agnello, ha la campana”.

Per fortuna c’era la campana…

La strada era fangosa, viscida, poi ad un certo punto iniziavano ad esserci macchie di neve. C’era la traccia di altre auto che ci avevano preceduti, un fuoristrada, forse due. Una curva, due curve, infinite curve, poi un rettilineo all’ombra, neve, troppa neve, fondo gelato, l’auto che sbanda, rallenta, si ferma.

Il pastore impreca, sulla sinistra il dirupo, sulla destra la sponda che sale ripida, nessuno spazio per fare manovra e quell’ingombrante trailer attaccato dietro, che rende le manovre ancora più difficili.

Basterà a malapena una mezz’ora di sudore freddo, sbandamenti, perizia alla guida, imprecazioni a mezza voce, rami usati come freno e come mordente, paglia che, da lettiera, diventa fondo stradale. Alla fine si torna con le ruote sulla terra, si fa manovra e si abbandonano giù i mezzi.

Poi si parte, con la capra al guinzaglio. Saranno lei e la sua campana a fungere da richiamo per la pecora? Basterà questo animale guida, più docile di una pecora, anche se sicuramente dal carattere più deciso ed indipendente?

L’hanno vista lassù, tra le baite ed il sentiero che sale al rifugio. Speriamo. Mentre si sale, il pastore lancia versi di richiamo e si tendono le orecchie, ma in risposta c’è solo il grido dell’aquila, i versi acuti dei gracchi. Le uniche campane, a tratti, sono quelle delle vacche laggiù a Novalesa, oppure quelle del campanile.

Per fortuna c’è il sole, non una nuvola, niente nebbia. C’è neve, a tratti accumulata dal vento, in altri invece erba secca, chiazze di erba più verde e persino qualche fiore: un tarassaco schiacciato a terra, una coppia di genzianelle blu come il cielo. La capra approfitta di una sosta per dare un morso ad un ciuffo di gialét: “Puoi poi raccontarlo alle altre, quando torneremo giù!

Tre persone, una capra, un cane, chissà quale sarà l’esito.

Alla fine c’è la certezza, si è sentito chiaramente il tintinnio di una campanella. Sarà di lì? Sarà di là? Forse è la montagna che fa strani scherzi con i suoni. Ma poi finalmente la vediamo. Con il cannocchiale ed il teleobiettivo della macchina fotografica è come poterla toccare, c’è lei ed il suo agnello, che non ha mai visto da vicino l’uomo.

L’animale ci guarda, scende dall’agnello, poi si siede. La chiamiamo a lungo, senza risultato.

Che fare? Tanto per cominciare, decidiamo di mangiare, in fondo sono le due del pomeriggio! La capra viene lasciata “libera” grazie ad una lunga corda. Lei guarda la pecora, bela, le va incontro. Si spera, ci si illude.

Quando “si va all’attacco”, come dice il pastore, le cose non vanno proprio così lisce. Saranno corse, scivoloni sulla neve e sull’erba secca, la capra che punta i piedi, cane e pastore che svaniscono lasciando una traccia disordinata sui pendii ripidi. Ogni tanto squilla il telefono, la voce concitata ora si dispera, ora annuncia di averla indirizzata sul sentiero basso che porta alle baite.

Foto di questi momenti non ce ne sono, la macchina era al sicuro nello zaino, con una mano si tirava la corda della capra, con l’altra ogni tanto si toccava terra. Nonostante tutto, mi veniva da pensare agli alpinisti ed ai loro equipaggiamenti da centinaia, migliaia di euro, mentre là sotto il pastore scivolava lungo il pendio, tra neve e fango, con un paio di stivali ai piedi, jeans infangati ed un pile sporco e consumato.

Dopo l’ennesimo squillo, la voce è tornata serena, si legge una nota di trionfo: “Le ho preso l’agnello, mi viene dietro!

Scendiamo quanto più rapidamente ce lo consente il terreno: erba secca dove le vacche non sono arrivate a pascolare, accumuli di neve in cui anche la capra sprofonda, tracce dei sentieri delle pecore, giù in basso il tintinnio della campana ed i richiami del pastore.

Il sole sta calando, presto tramonterà, le giornate sono sempre più corte.

Eccoli, finalmente, ci stanno aspettando in un tornante della strada. Qui la foto di rito ci va, ma bisogna fare in fretta. L’agnello tocca a me, e sono una quindicina di chili di argento vivo, che si divincolano come se volessi fargli del male. Un musetto vispo ed arrogante, tipico di quegli agnelli che sono cresciuti senza essere toccati dall’uomo.

Dai che ti è andata bene… Poteva essere il lupo… Mi sa invece che già a Novalesa dovranno mangiarsi le patate senza arrosto! Magari qualcuno ci aveva fatto un pensierino…”.

Il sole sta tramontando, lassù la strada dell’alpeggio è una traccia netta nella neve, passeranno mesi prima di tornare quassù. E’ questione di un attimo caricare capra, pecora ed agnello nel trailer, il cane sul fuoristrada, e giù facendo attenzione a fango, neve, ghiaccio. Il pastore ha fretta, il suo gregge (le pecore degli agnelli) stanno aspettando nelle reti. Arriverà da loro quando sarà notte, ma la missione è compiuta. Sarebbe stato molto peggio tornare indietro a tarda sera senza aver concluso nulla. Adesso la transumanza è veramente conclusa, tutti gli animali sono in pianura!

 

Questo non è un racconto di fantasia, ma quello che è successo l’11/11/09. Sarebbe stata una bella storia per il mio nuovo libro, vorrà dire che servirà da spunto per il prossimo!


mercoledì, 11 novembre 2009

Una vera storia di passione e pascolo vagante

Quante persone ho già incontrato (in modo solo virtuale o anche reale) da quando esiste questo blog? Quanti nuovi amici? Qualche tempo fa mi ha scritto Daniela, lei aveva messo un annuncio sul forum di agraria, cercando soci per pascolo vagante in Veneto.

Daniela ha conosciuto per caso Davide, lei è Piemontese della Valsesia, lui pastore vagante nel Nord Est. Il loro cammino ha seguito quello del gregge e le foto che mi ha spedito lei raccontano scenari che scorrono spesso come sfondo ai post quotidiani di questo blog.

Perchè una ragazza che si occupava di cavalli fa questa scelta? Per amore, per passione, per mille motivi che stanno dietro alle scelte di ciascuno di noi. Essere compagne di un pastore però accomuna più di molte altre cose, andando oltre le differenze di età, di istruzione, la provenienza... E non parlo solo di Daniela, con cui ho avuto solo qualche scambio di e-mail, ma anche di altre nuove amiche incontrate su internet o qua e là sui pascoli, alle fiere...

Davide l'avevamo già visto su questo blog, a dire il vero. Ai tempi lavorava con un altro pastore, poi la società si è sciolta ed i due ragazzi hanno cercato da soli di andare avanti con il gregge. Ma il pascolo vagante è cosa difficile, non tanto per la vita che comporta, quanto per le restrizioni e divieti che via via "sbocciano" sul territorio. Nella zona in cui giravano loro, vari comuni hanno chiuso l'ingresso alle greggi...

Sono storie già sentite, già narrate, così come queste immagini sono in un certo senso "già viste". Potrebbero essere sulle colline piemontesi e, anche senza commento di chi ha scattato la foto, riconosco il pascolo vagante invernale, gli agnelli che restano indietro a godersi un po' di sole, il grosso del gregge laggiù a pascolare la poca erba a disposizione.

Nonostante i sacrifici, le fatiche, il freddo, la pioggia, i pasti all'aperto... ai nostri amici manca il pascolo vagante. Alla fine hanno dovuto vendere le pecore, tenendone una cinquantina (bravi! i veri pastori mi dicono che si fa così, se anche vuoi vendere, tieni qualcosa, perchè non puoi stare senza animali e... potrai sempre ricominciare).

Pascolo vagante invernale, camminare dietro al gregge alla ricerca dell'erba che scarseggia... Siamo nel territorio trevigiano, ci racconta Daniela.

Passione ed amore per gli animali. Anche se hanno dovuto abbandonare il pascolo vagante, i nostri amici continuano sulla strada dell'allevamento. Poco tempo fa sono venuti in Piemonte per incontrare delle persone e vedere alcune realtà di allevamento ovino, hanno delle idee in mente ed auguro loro di riuscire a realizzarle.

Ma quei comuni che hanno messo il divieto di pascolo... sanno che non hanno fermato solo greggi condotte da garzoni poco esperti e poco rispettosi, dove magari il proprietario effettivo non è mai presente con gli animali? Hanno fermato anche dei giovani che volevano continuare con passione questo mestiere.

Ci sono poi i giorni felici in montagna, quando si dimenticano i problemi della pianura. Auguro a Daniela e Davide di continuare ad andare in alpeggio, anche se cambieranno indirizzo alla loro attività. Le montagne sono quelle dell'Alpago.

Un ultimo scatto a ricordo di un'avventura estiva, quando alcuni animali si erano inerpicati su una cengia. Riducendo la foto è difficile riuscire a vederli, puntini bianchi tra le rocce chiare. Persino il telegiornale locale aveva parlato della vicenda. Con un po' di rischio Davide era riuscito ad arrampicarsi lassù e farle scendere senza danni. Un saluto a questi amici, fateci poi sapere come procedono le cose e... la prossima volta che venite in Piemonte, cerchiamo di incontrarci!


martedì, 10 novembre 2009

Ultimissime, segnalazioni e varie dal mondo

Tra una settimana vi aspetto a Chieri per una serata di foto sul mondo dell'alpeggio e della pastorizia nomade, in attesa della presentazione ufficiale di "Intelligente come un asino, intraprendente come una pecora", in uscita a fine mese. A Chieri l'appuntamento è per le ore 21:00, martedì 17 novembre, presso la sede CAI (Via Vittorio Emanuele 76, qui la mappa).

Immagini fresche fresche (più di così!) arrivate ieri da Pragelato: Francesca ci manda le sue mucche sotto la neve dopo la precipitazione caduta nel fine settimana. Ora di andare in stalla, direi! Chissà come sarà quest'inverno? Da queste prime immagini, sembrerebbe che voglia ripetere la stagione dell'anno scorso.

Facciamo un salto indietro con Lara, che già da qualche tempo mi aveva spedito le foto del mercatino a cui aveva partecipato, con i formaggi prodotti da Gianpaolo nella zona dell'Alpe Veglia. Siamo in Svizzera, a Binn.

In quell'occasione aveva anche visto alcune pecore elvetiche, in discesa dall'alpe. Pecore nere che ben figurano in questi blog...

...ed un pratico rimorchio per il trasporto animali! Organizzazione svizzera, oserei dire.

Avrei varie immagini di transumanze, ma dedicherò poi un post specifico a questi eventi. Adesso quindi continuiamo con le foto di Paolo, scattate alla battaglia delle capre di Challant.

Non ho mai assistito a questi combattimenti incruenti... se non "dal vivo" in natura, quando le capre si battono spontaneamente. I pastori dicono sempre che questo è anche un segno del tempo che cambia. A ripensarci, l'altro giorno le capre del Pastore si prendevano a testate, e poi in effetti ha nevicato.

Ecco il momento finale delle premiazioni. Chiedo scusa a Paolo per non aver pubblicato prima la segnalazione della battaglia di Perloz (AO), tenutasi domenica 8. Qualche amico c'è andato lo stesso, perchè mi hanno poi scritto per parlarmene.

Ai lettori di questlo blog voglio ricordare di fare un giro ogni tanto sul blog di quasipastore, Andrea dal Veneto, che ci racconta in prima persona la sua attività, le transumanze insieme agli amici, ecc... Buona lettura di "Pecore, asini e capre", allora!

Nico invece ci manda alcune foto dalla fiera di Rovato (BS). Ecco un gruppo di Suffolk, anche se la manifestazione era dedicata soprattutto alla pecora bergamasca.

Per non mostrarvi sempre solo pecore e vacche, da Rovato, un bel cavallo in mostra. Non sono un'esperta del settore, chiederei quindi a qualcuno che ne sa più di me di dirci la razza.

Ecco gli esperti che valutano i capi di bergamasca per la premiazione finale. Un volto noto su questo blog il "solito" Tino che tanto fa per la pastorizia lombarda. Successivamente c'è stata la dimostrazione di tosatura, ci racconta ancora Nico, e quella effettuata da Tino è stata un esempio di tosatura esemplare.

Vi ricordate Andrea? Aveva lanciato un appello nel mese di agosto, cercava amici ed amiche che condividessero con lui la passione per l'allevamento. Qualche risposta c'è stata, per fortuna. Oggi il nostro amico ci invia una foto in compagnia delle sue capre e ci racconta che nel fine settimana le porta al pascolo nei castagneti, dove gli animali fanno delle belle scorpacciate.

Infine queste che, a dire di Andrea, sono tra le più belle e ben custodite capre orobiche che lui abbia mai visto. Il proprietario è un pensionato di Morbegno. Grazie a tutti voi per averci fatto viaggiare un po' nella pastorizia qua e là per l'Italia.


scritto da: blacksheep77 alle ore 08:19 | link | commenti (9)
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lunedì, 09 novembre 2009

Facile, fare il pastore

E' facile sognare, aprire magari anche questo blog, guardare le immagini "romantiche", e dire che sarebbe bello fare il pastore. Magari qualcuno ci prova pure, va una volta o due a vedere le pecore... Perchè ha dato una mano un giorno a spostare un gregge, si sente già pratico. Altri non so, hanno un'idea distorta di questo mondo. Non è colpa loro, si usa dire che è la società di oggi. Non a caso, un tempo erano i bambini a badare alle pecore. Poi ci sono veri lavori di fatica, ed allora quelli li facevano gli uomini. Generalizzando, oggi i bambini sono iperprotetti (nel bene e nel male) e vengono su uomini incapaci.

Io non faccio il pastore (non a tempo pieno), ma negli anni ho imparato tanti lavori che sono da svolgere con il gregge, dall'alba al tramonto, con il sole e con la pioggia. Ci sono delle mattinate fredde d'autunno, con la brina... ed agnelli nati nella notte, da prendere e da portare altrove, con le rispettive madri.

Il gregge è ancora nel recinto, mentre intorno infuria la "guerra", con i cacciatori che sparano e gridano forte. Uno ha parcheggiato la sua auto proprio lì vicino al recinto quand'era ancora notte, facendo abbaiare tutti i cani e spaventando le pecore. Adesso sta arrivando il primo sole, una luce rosata che ancora non scalda.

Un agnello nato da pochissimo fa i primi tentativi per alzarsi in piedi. I pastori intanto cercano di risolvere un mistero: "C'è una pecora senza agnello!". Eppure era nato la sera prima, solo che, essendo ancora bagnato, non era stato segnato con il colore. E se fosse stata quell'altra pecora...? Probabilmente il suo piccolo è nato morto e lei ha "rubato" il figlio all'altra. I pastori decidono allora di "dare in adozione" uno dei tanti gemelli nati nella notte alla madre senza agnelli, sperando che la cosa funzioni.

In collina, il gregge degli agnelli era in attesa di essere portato al pascolo. In cielo già si addensavano le nubi ed i piccoli non "ballavano" come nei giorni di sole, quasi che sapessero che il maltempo era in arrivo. Tutti gli agnelli un po' più grandicelli erano stati portati nel gregge con le loro madri, qui via via se ne aggiungono altri, in questo vero e proprio asilo che permette di ridurre il lavoro ai pastori del "gregge grosso".

Si pascola un po' qua ed un po' là, lo scorso anno in queste zone con il gregge era bastata una mezza giornata per spostarsi ed andare oltre, ma con pochi animali ogni singolo prato è sufficiente anche per un giorno. Quando c'è da spostarsi, con tutti gli agnelli è sempre difficile, a causa della confusione e delle loro corse, ma in qualche modo si supera anche quel momento (scusate, mancano le foto, ma non posso chiamare le pecore, tenere un agnello in mano e contemporaneamente preoccuparmi di luce, esposizione...).

Viene la sera, è ora di far entrare le pecore nelle reti, dove troveranno "erba intera", cioè un bel pezzo ancora da pascolare. Ormai c'è aria di pioggia, le previsioni per il giorno successivo parlano di maltempo e ci sono poche speranze di errore.

Infatti il giorno dopo il recinto è una pozza di fango, piove a dirotto, gli agnelli appena nati sono inzaccherati dalla coda alla testa. Le normali operazioni quel mattino sono tutte sgradevoli: catturare le pecore scivolando nel fango, farle salire sul trailer, mettere gli agnelli in macchina sulla paglia. Alla fine si è fradici e sporchi già al mattino presto, non c'è cerata o sovrapantalone che tenga.

Tutti i lavori con la pioggia sono meno gradevoli (ma tanto chi se n'è andato l'ha fatto ancora prima che il cielo si rannuvolasse... se quello era lavoro duro, chissà una giornata di pioggia battente!) e non ho immagini che raccontino lo scarico degli agnelli nel prato, la raccolta delle reti, il posizionamento di nuovi recinti, il controllo della salute di tutti i piccoli, e così via. Per fortuna c'è la roulotte, dove bene o male si riesce a cucinare un pasto caldo, si accende il riscaldamento per asciugare almeno un po' gli abiti, si beve un tè o un caffè a seconda dei gusti. E poi di nuovo fuori al pascolo.

Un po' più, un po' meno, continua a piovere. Gli agnelli non corrono e non saltano. Qualcuno bruca una foglia o due, altri si mettono a dormire nell'erba dopo la poppata. Verrebbe da dire: "Poverini!", ma non è niente di diverso da ciò che accade in natura ad ogni animale selvatico. Magari, se tutti fossimo stati un po' più temprati di piccoli, daremo meno la colpa alla società, per tornare al discorso iniziale!

Mentre il pastore sposta le reti, resto da sola con il fido Parìs a sorvegliare il gregge. Da una parte la strada che porta a frazioni sperse nei boschi, dall'altra delle recinzioni dove un cane abbaia forsennatamente, sopra alcune case abbandonate. Le pecore fanno pulizia, tosano l'erba del giardino, una entra anche nella porta sfondata a pianterreno. E' sera, il recinto in basso è pronto, continua a piovere mentre conduciamo giù il gregge e questa volta sono io dietro a badare che tutti gli agnelli arrivino a destinazione. Giornate dure, certo, specie con la pioggia... ma se uno ha davvero la passione, si fa questo ed altro, tanto il sole poi arriverà di nuovo!


scritto da: blacksheep77 alle ore 12:38 | link | commenti (8)
categorie: lavoro, pioggia, autunno, agnelli, collina

Cosa vuol dire essere pastori per 365 giorni all'anno nel XXI secolo. Quattro stagioni, dalla pianura alla vita d'alpeggio

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Utente: blacksheep77
Nome: Marzia Verona
Un'amante della montagna, spirito libero, testa dura, che un giorno ha incontrato un pastore... di lì sono nate tante cose.

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