I cani, in un modo o nell'altro, in questo blog ci sono sempre. Però ogni tanto c'è chi mi dice: "Parli poco dei cani dei pastori." E' vero fino ad un certo punto. Qui trovate tutti i post in cui, direttamente o indirettamente, si è parlato di cani.

Non esiste pastore senza cani. C'è chi preferisce lavorare con un solo animale, chi con due. E deve saper lavorare in un certo modo il cane del pastore che guida il gregge, in un altro quello di chi sta in coda durante gli spostamenti. Veder lavorare un cane con gli animali, specialmente con le pecore, è sempre uno spettacolo che impressiona chi vi assiste per la prima volta. Qui nel Pinerolese c'è anche una storia, quasi dal sapore di leggenda, che racconta di un pastore che, dalla sua baita, mandava la cagna a "girare" il gregge fin su in alto sulle creste. Quante volte l'ho già sentita narrare...

Conosci il pastore, quando lo incontri in montagna, per due cose: la canna (il bastone) ed i cane. Se lo vedi che sale lungo un sentiero, sai che sta andando dai suoi animali. Ed il cane, il buon cane, non lo abbandona mai. Sa stare al suo posto, sempre quei due passi dietro al padrone, fin quando lui gli da il comando.

Non è detto che il cane sia di una razza specifica: a volte lo è (pastore bergamasco, rari i border collies, qui da noi, pastore biellese - o di Oropa -, come la piccola Birba), ma il più delle volte si tratta di incroci, figli di cani e cagne che già posseggono i pastori. Qualche volta si chiede un cucciolo ad un altro pastore, oppure si va ad acquistare un animale già svezzato e parzialmente (o totalmente) addestrato al lavoro. Buoni genitori danno un certo margine di garanzia sulle capacità dei figli. Non la certezza assoluta, ma... Com'è che si dice? Buon sangue non mente!

Spesso mi è capitato, girando tra greggi, cascine ed alpeggi, di sentire chi si lamenta per essere senza cani, oppure chi ha cuccioli da vendere! Solitamente, a meno che l'amicizia sia grande, il buon cane non si regala, ma si vende. Poi, in questo ambito come in tanti altri, di teorie ne senti tante. "I cuccioli non vanno coccolati troppo come giocattoli, altrimenti non lavorano!" Certi cani affettuosi però danno ottimi risultati e, credo, maggiori gratificazioni ai loro padroni, che spesso li hanno come unici compagni per giorni interi. Insomma, tutto è soggettivo: per qualcuno il cane è uno strumento di lavoro, per altri il legame affettivo è ben più forte.

Quando sei in pianura e devi sorvegliare i confini di un prato, evitare gli sconfinamenti sui campi seminati... guai ad essere senza cane! Ma, comunque, in ogni situazione, il pastore senza cane è quasi impotente. Le pecore sono furbe e lo capiscono subito. Le puoi spaventare la prima volta, abbaiando con la voce e dando comandi fittizzi ad un cane inesistente. Già dopo pochi minuti, si scostano appena quando vai loro vicino, ma sanno che non c'è il cane e tu ti senti inutile, impotente.

Raramente ho avuto l'opportunità di lavorare con un cane. Non tutti obbediscono a chiunque (a dir la verità, il cane dovrebbe lavorare solo con il padrone e non con il primo che capita), quindi è altamente improbabile che io possa arrivar lì e dar comandi come se fossi "pastore titolare". Un giorno però mi sono trovata a dover dare effettivamente una mano e mi è stato dato un cane, Turbo. Dopo le prime perplessità iniziali, ha cominciato a rispondere ai miei comandi, ed è stata una soddisfazione indescrivibile. Mi sentivo davvero pastore, se riuscite a capire cosa intendo. Vedere il cane che eseguiva i miei ordini e le pecore che rientravano nei ranghi al suo arrivo, sentirlo abbaiare quando glielo chiedevo, sentirmelo a fianco quando ci si spostava...
I lettori di questo blog sono anche loro un po' vaganti e girano per le montagne con la macchina fotografica. Ho come l'impressione che ormai, a forza di leggere queste pagine, siano un po' influenzati da quel che scrivo, e così vedono pecore, pastori, mandrie un po' dappertutto. Questo mi fa molto piacere, specialmente quando poi mi inviano le immagini e mi raccontano qualcosa dei posti in cui sono stati.

Mari è andata in Provenza e, passando al Col d'Allos, ha fotografato questa statua di un pastore. Vi ricordate? La scorsa estate vi avevo chiesto di scattare immagini di monumenti che avessero qualcosa a che fare con il tema di questo blog. La "caccia" è ancora aperta, non si vince nulla, tranne il piacere di condividere con noi queste piccole scoperte.

Andrea è il nostro nuovo inviato dalle terre cuneesi. Pensando al mio post dell'altro giorno sull'abbandono in montagna e sulla "piccola storia" vicino a noi, ci invia queste immagini di Puiarocca, villaggio sopra a Mendatica.

L'abbandono è totale. "Un piccolo villaggio composto da qualche decina di case e una chiesetta. Tutte su più livelli, al livello inferiore ovviamente si trovano le stalle, piccole stalle. Sono ancora presenti le lunghe travi alle quali venivano legate le bestie. Intorno, ora, bosco, un tempo doveva essere tutto pascolo e alcune fasce, si vedono infatti ancora i muri a secco dei terrazzamenti. Ora è tutto crollato, abbandonato... Un villaggio fantasma, un tempo sicuramente pieno di vita. Se si pensa alla fatica fatta da quelle persone per creare tutto questo..."

Le pietre però continuano a parlare. Questa ci dice quando è stata edificata la casa, ma tutto il resto lo dobbiamo immaginare noi. Sulle pagine del mio sito, trovate anche alcune immagini di altri villaggi come questo, e ce ne sono a decine, sparsi un po' in tutte le vallate.

Più a monte, Andrea ha trovato anche degli animali al pascolo. "Salendo verso il Garezzo ho incontrato un gregge di 600 capi. 400 pecore biellesi e 200 capre, date in guardia a un ragazzo romeno, ma di proprietà di un allevatore dell'Imperiese che, oltre al gregge, possiede anche una mandria di vacche di colore che pascolava verso Madonna di Frontè.. Il Romeno faceva già il pastore in Romania,ma guadagnava poco. Ora lui da un anno e mezzo gurda questo gregge e munge una cinquantina di capre, mentre il padre guarda la mandria. Mi raccontava dei lupi che hanno attacato dei vitelli e che dei pastori, più in alto verso il Saccarello e il Passo del Tanarello, hanno avuto delle perdite. I risarcimenti non esistono, vengono, fanno le foto, ecc. ecc... ma i soldi... Mi raccontava anche che in Romania devono affrontare gli attacchi degli orsi oltre a quelli dei lupi..."

Sempre il quel gregge, ecco un bel becco al pascolo nel bosco. Andrea ci dice anche che ha in mente di fare altre escursioni a caccia di mandrie e greggi. Non possiamo che attendere!!

Veniamo adesso a qualche manifestazione. Da Pragelato, mi segnalano la prossima edizione di Miss Mucca, il 19 e 20 luglio. Qui il programma della manifestazione, mentre questo è il comunicato stampa.
MISS MUCCA 2009
PRAGELATO (TO) – 11-12 LUGLIO 2009.
Ma per quale motivo deve diventare ‘miss’ proprio una mucca?
Le risposte a questo quesito sono molteplici: la mucca è stata per secoli il pilastro dell’economia montana; i derivati del latte come la panna, il burro, la toma, la ricotta, caratterizzano la gastronomia dei paesi di montagna con i loro sapori particolari e genuini; la convinzione che una moderna tradizione agricola deve re-interpretare la tradizione nel rispetto del territorio e della cultura alpina; l’alta qualità dei prodotti, la scelta e la cura con cui si allevano i bovini avviene attraverso il controllo della provenienza, delle razze, del pascolo in alpeggio ed è sempre più un plusvalore legato non solo alle aziende, ma anche al territorio che per le sue caratteristiche qualifica a sua volta il lavoro che su di esso si svolge.
Le ‘miss’ giungono in paese, dai loro pascoli e dagli alpeggi dislocati nel territorio di Pragelato, circa una decina per ogni margaro, e raggiungono gli ampi prati della frazione Soucheres Hautes, dove alloggeranno per due giorni (il 19 e il 20 luglio), in uno spazio comodo circondato dalle case e disponibile alla vista e alla curiosità di tutti. I pastori sono soggetti attivi, scelgono ed espongono le Miss candidate, e al momento opportuno le conducono in sfilata di fronte alla giuria e al pubblico.
La nomina delle vincitrici avviene in seguito alle votazioni a cura del comitato tecnico scientifico per i premi alle razze (piemontese e barà-pustertaler su tutte e premio speciale per esponenti meritevoli di altre razze presenti – valdostana, frisona, pezzata rossa d’oropa ecc.). La giuria popolare sceglierà tra le migliori esponenti delle razze quella che diventerà Miss Mucca 2008 mediante una votazione segreta abbinata alla lotteria della manifestazione. La premiazione avviene al centro dell’arena appositamente predisposta e in seguito alla sfilata delle stesse Miss.

Come contorno intervengono i rappresentanti della Comunità Montana Valli Chisone e Germanasca e della Federazione Provinciale della Coldiretti nonché dell’APA e del Comune di Pragelato con il contributo dei quali la manifestazione è organizzata: durante la giornata di domenica si svolge infatti il mercato dei prodotti tipici a cura dei produttori locali e della Coldiretti, è presente l’animazione di una radio locale e si alternano varie iniziative come la dimostrazione della mungitura con il laboratorio sulla produzione dei tomini freschi, le degustazioni di latticini, l’esposizione dei “rundun”, e la spettacolare rundunà per le vie del paese a chiusura della manifestazione. Gli stand degli alpeggi, oltre a presentare le proprie specialità, costituiscono una vetrina per conoscere anche l’ambiente montano e i pascoli mediante una esposizione fotografica. A pranzo è possibile scoprire e gustare menù a base di prodotti caseari presso i vari ristoranti che aderiscono all’iniziativa, mentre i negozi di alimentari provvedono all’offerta di prodotti caseari locali. Per la sera del sabato è previsto un concerto di musica country.
Vi segnalo ancora questa "Festa dei pecorai e delle pecore" in Svizzera, a Briga, il 29-30 agosto. Per adesso non ci sono dettagli, bisognerà aspettare per saperne qualcosa di più.
Non si poteva più aspettare in pianura, ormai la data della transumanza, posticipata già diverse volte, era stata stabilita. Problemi o no, si sarebbe saliti lo stesso.

La strada però non era certamente praticabile dai mezzi, e nemmeno dagli animali. Per quest'ultimi, si sarebbe trovata una soluzione alternativa, per le auto invece bisognerà ancora attendere che la draga finisca il suo lavoro. Le muraglie di neve dentro la quale si sta facendo lentamente strada hanno un'altezza impressionante, 8-9 metri di neve compatta.

Così le auto con il loro bagaglio "da transumanza" diventano quasi un impiccio e non un aiuto. Una, con tutto il suo carico di vettovaglie, vestiti, attrezzi, viene già lasciata lì, in attesa del giorno successivo, ma soprattutto del momento in cui finalmente si potrà arrivare all'alpeggio.

Per quella sera però c'è ancora un lungo lavoro da fare. Il gregge dev'essere spostato più a monte e parte di questo cammino avverrà anche in notturna. In definitiva, quando si scenderà a valle per caricare le vacche per l'ultima transumanza, ci saranno poche, pochissime ore di sonno alle spalle e già tanta stanchezza e nervosismo nell'aria.

Nella tarda mattinata finalmente il camion può far scendere il suo carico in alta quota. La perizia dell'autista ed un pizzico di fortuna hanno permesso di arrivare fin quassù, al contrario dello scorso anno, quando il cammino era stato lungo, lunghissimo, faticoso. La fortuna però ha aperto solo mezzo occhio, perchè si è fermata qui e non ha proseguito fino all'alpeggio...

Il cammino ha inizio e, per gli animali, è quello "solito", affrontato di anno in anno. La sorpresa è circa a metà strada, ma per loro questo non significherà una fatica in più. Per lo meno la giornata è bella, il sole è caldo senza essere fastidioso, soffia una leggera brezza e vedere gli animali quassù riempie il cuore di commozione. Non c'è però il tempo per questi pensieri. La maggior parte delle persone che sono impegnate in questa transumanza sono in piedi da più di 12 ore e ce ne vorranno ancora almeno altre nove o dieci prima di potersi coricare nel letto...

Raggiunta la slavina, è più pericoloso far scendere gli animali verso la neve che non convincerli ad attraversarla. Il pendio è ripido, scosceso, sassoso, e le vacche esitano di fronte ai richiami. Perchè questa deviazione? Davanti a loro però, continuando sulla strada, ci sarebbe la muraglia di neve gelata. Sono attimi di tensione, di grida, con gli animali che faticano, sollevano polvere, smuovono sassi, rischiano di farsi male. "Piano, piano, non spingeteli da dietro! E mandate via quel cane!!!!"

E poi finalmente le vacche attraversano la lingua di neve, ignare di quel che c'è sotto e del burrone verso cui degrada la slavina. Questa è fatta, adesso inizia il "bello". Chi non va avanti con gli animali, deve pensare a tutto il resto, cioè al trasporto verso la baita dell'indispensabile. Subito un po' di cibo e le attrezzature essenziali, poi alla sera si sarebbe tornati indietro per recuperare altre cose.

Ci si è attrezzati con delle carriole, ma anche così questo attraversamento non è una cosa facile. Scendere sulla lingua di neve dalla scarpata composta di fango, pietre e neve semi sciolta provoca qualche scivolone e numerose imprecazioni, poi si va in là, sotto il controllo attento dei cani. E pensare che tutti gli asini sono già alla baita... e gli uomini invece sono qui che sudano, spingono, tirano...

Chi ha il posto d'onore è Birba. Non è il caso di farle affrontare tutto il viaggio a piedi... e lei si adatta facilmente al mezzo di trasporto che le viene offerto! Nel pomeriggio però correrà poi dietro a chi farà un secondo giro per caricare altro materiale, e questa volta zampetterà allegra per tutto il cammino. Intanto anche gli uomini non si fermano un attimo. Un pranzo veloce nella baita buia e fredda, con quel poco che si era riusciti a mettere negli zaini: la stufa a legna prima fuma, poi la legna di larice inizia a scoppiettare, ed è già un'altra cosa, un altro ambiente. Per la luce, bisognerà attendere la sera, quando finalmente la centralina riprenderà a funzionare. Nessuno ha tempo per riposare... ed anche la macchina foto resta inattiva. C'è da pensare a mille cose, anche se non tutto potrà ovviamente essere sistemato subito. Si parte dalle priorità, con le esigenze degli animali... e quelle delle persone. Pulire sommariamente le stanze, preparare i letti, mentre altri sono tornati alle auto, qualcuno invece bada al gregge ed altri ancora tirano i fili per le vacche.

E' bello essere di nuovo quassù, ma si riuscirà a dare uno sguardo intorno solo il giorno successivo, quando comunque ci saranno ancora molte cose da fare. Le baite hanno tanti piccoli danni legati alla neve e, se da una parte l'acqua è "corrente" quando piove, perchè il tetto è stato danneggiato, dall'altra non scende più dal rubinetto e sarà necessario un lungo lavoro prima di riuscire rimettere tutto a posto. Alla sera comunque c'è chi si addormenta ancor prima di cenare... e, quando ci si siede a tavola, mancano poi solo tre ore a completare il giro di ventiquattro, da quando era suonata la sveglia la notte prima. Nessuno soffrirà d'insonnia, quella notte.
In attesa di avere tempo a sufficienza per raccontarvi le ultime vicende, vi presento il nuovo arrivo, una new entry a poche ore dalla transumanza!!

Lei è Birba, la cucciola che ci ha regalato il pastore Marco. Sono andata a prenderla poche ore prima della transumanza, e così è già arrivata anche lei in alpeggio! Chissà se verrà un buon cane? Per adesso ha conquistato tutti, visto che è così di buon carattere ed affettuosa. Bisogna solo fare attenzione a non pestarla, tanto è piccolina e rotondetta. Il ricordo va all'altra Birba ed alla sua tragica morte quest'inverno.
E' importante conoscere la "grande" storia, quella degli eventi che ci hanno portato ad essere qui, ora, con certi confini, monumenti, palazzi, economia... Ma a me affascina molto di più quella "piccola", quella delle nostre radici, quella che rischia di scomparire, di essere cancellata, perchè un monumento importante bene o male verrà restaurato, recuperato, una baita che crolla tornerà ad essere un cumulo di pietre e poco più.

La scorsa settimana mi sono avventurata in un vallone laterale della Val di Susa. Dopo un bellissimo sentiero-mulattiera nel bosco, perfettamente conservato e pulito, sono iniziate le difficoltà nei pressi del torrente. Nel canalone infatti era scesa un'immensa slavina, formatasi ad una quota superiore ai 2000-2200m e scesa fin sotto ai 1400m. Dove il bosco si faceva più rado e si affacciava sui pascoli, la forza della natura aveva lasciato le sue tracce più evidenti. Quello che invece era difficile seguire ancora, era il sentiero. Fortunatamente, pochi giorni prima dovevano essere salite le vacche, che non sono in grado di compiere imprese alpinistiche, così è stato possibile raggiungere la strada e gli alpeggi sovrastanti senza doversi inerpicare tra rocce e strapiombi.

Questo è l'alpeggio principale ancora utilizzato, che sicuramente non corrisponde agli ideali romantici di tutti coloro che sognano di passare un'estate sull'alpe. Le vecchie baite sono aggiustate in modo precario, gli edifici sono piccoli, l'unica comodità qui pare essere la pista sterrata che arriva fino a pochi passi dalle case. Eppure questo alpeggio è abitato e ci sono delle vacche ed un gregge di capre.

Poco a monte invece c'è una baita isolata, con una roulotte a fianco ed il recinto delle pecore poco lontano. Se gli edifici qui sembrano essere tutti in cattive condizioni, i pascoli però sono utilizzati a fondo. Solo in questo vallone, oltre agli animali visti precedentemente, ci sono infatti tre greggi ed altre mandrie di cui si sentono appena i campanacci ed i muggiti, su in alto nella nebbia. Mi viene però spontanea una domanda: una volta, quanta gente saliva quassù, d'estate? Da dove? Dal fondovalle, o dalle tantissime borgate che si incontrano salendo, prima ancora di abbandonare la strada asfaltata?

Chi abitava questo nucleo di baite, addossate le une alle altre, che le mappe chiamano con il nome di Colombere? L'abbandono qui è completo, non una delle case è stata ristrutturata recentemente e l'architettura è ancora quella di un tempo: semplice, funzionale, eppure perfetta nella sua armonia. Peccato che, forse tra non molti anni, questo sarà solo più un cumulo di pietrame circondato dalle ortiche.

Ancora più a monte, il sentiero che quasi si perde tra i pascoli, attraversa questa mandria di vacche e vitelli. Non c'è nessuno di guardia agli animali, solo il vachè elétric collegato al filo, nessuno con cui scambiare quattro chiacchiere e cercare di sapere qualcosa sulla storia di questi posti.

Anche l'alpeggio di Praburet è abbandonato. E dire che queste baite, pur essendo raggiungibili solo attraverso tracce di sentieri oggi quasi inesistenti, avevano persino l'energia elettrica, fornita da una centralina. Resta il pozzetto e la presa d'acqua, la turbina è stata portata via, ma tra le case resta un vecchio filo elettrico, penzolante. Il sentiero che porterebbe all'alpe Adois ed alla strada che corre in quota è evanescente, sembra che lo percorrano solo più gli animali e qualche escursionista avventuroso (anche se faceva parte del tracciato del Sentiero Balcone e dell'Alta Via della Val di Susa). La slavina, quella arrivata fin giù nei boschi, ingombra ancora il canalone.

Si torna indietro, e sulla via del ritorno si incontrano ancora numerose altre baite abbandonate, mentre in lontananza riecheggiano muggiti e belati. La montagna è ancora viva, per fortuna, ma quella di oggi sicuramente non è più quella di un tempo. Sarebbe bello conoscere meglio la storia di questi posti. Ci sono dei cartelli dei "Sentieri della Resistenza", ma a me piacerebbe incontrare anche una bacheca che mi dica quante persone vivevano quassù d'estate, chi erano, quand'è che si sono formati questi insediamenti, quando sono stati abbandonati. Per chi volesse seguire le mie tracce, qui ci sono le descrizioni degli itinerari che si snodano in questo vallone. Attenzione che non tutti i sentieri sono così facilmente individuabili e percorribili, anche laddove non ci sono state slavine a stravolgere il paesaggio.
Un po' di spazio a voi che non vi limitate a leggere, ma scrivete, partecipate, segnalate... Ed allora cominciamo con Gianni, che nel suo blog ha incontrato una mandria in Valsesia qui, ma anche un gregge nel Biellese qui e un altro ancora (parliamo del mese di febbraio) qui (e possiamo riconoscere il pastore Quintino). Complimenti per le bellissime foto!

Poi c'è Andrea, che gira per le montagne cuneesi: ha scattato qualche foto che ci invia. Purtroppo non quelle della transumanza a Limone Piemonte... ma comunque abbiamo queste greggi in Valle Stura. Qui capre di varie razze ed incroci.

Un gregge ancora nella rete, con le capre che osservano curiose...

Sempre da quelle parti, un gregge dove si vede anche una capra Girgentana, che ha riscosso l'interesse e la curiosità di Andrea.

Con le pecore, qui c'è anche un cavallo massiccio: chissà se il pastore lo cavalcherà per salire a sorvegliare il gregge, quando gli animali saranno più a monte, oppure lo userà per trasportare le reti o i sacchi di sale?

Alla transumanza dell'altro giorno c'era anche Clà, che invece di limitarsi a fotografare pecore e pastori, ha pensato bene di immortalare anche me, in versione intermedia tra reporter e pastorella!
Questi invece sono i due video che ha realizzato Clà durante lo scarico delle pecore.

Qui non mi vedete, perchè ero corsa avanti a cercare di fermare le pecore, che si erano infilate nel retro dell'ex dogana. Abbiamo faticato non poco a farle tornare indietro da questo collo di bottiglia!

Qualche lavoretto non appena il gregge si è tolto dalla strada: questi due capretti erano in attesa della poppata, ma la mamma sembrava un po' troppo ansiosa di andare al pascolo, quindi bisogna trattenerla.
Segnaliamo, grazie ad un'e-mail di Alessandro Midulla un'iniziativa che si terrà domani e sabato in Valle Po: "Ëncà isù!". Qui il programma della manifestazione, tra arte, cultura e prodotti tipici sul cammino della transumanza.

Torniamo in terra biellese con Laura ed affrontiamo con lei la transumanza avvenuta il 12 giugno scorso. Una partenza notturna, per non patire troppo il caldo della giornata...

Quando fa giorno ed arriva il primo sole, la mandria è già in alto e la pianura è alle spalle, nella foschia.

Finalmente in montagna! Ci troviamo nella zona sopra ad Oropa, all'alpe Giassit (che fortunatamente si raggiunge anche in auto, ci dice Laura).

Questi uomini però sono saliti a piedi insieme agli animali e questa immagine la dice lunga sulla stanchezza che subentra alla fine della transumanza... Sarà anche un momento di festa, ma...
Non credo di aver mai parlato di politica in questo blog e nemmeno inizierò a farlo adesso, però... Però ci sono appena state le elezioni e, sul giornale di ieri, ho letto che l'attuale Assessore alla Montagna della Regione Piemonte è stata eletta sindaco di Bra. Buon per lei. Ma l'Assessorato resterà vacante, la Presidente non nominerà un nuovo assessore (così leggo su "La Stampa") ed il ruolo verrà svolto da quello che oggi è l'Assessore ai Trasporti ed Infrastrutture. Ma sì... tanto, la montagna, cosa vuoi che abbia bisogno di un assessore apposta? Se dobbiamo risparmiare, iniziamo pure di lì, tanto... Cosa vuoi che serva, in montagna? Lassù è tutto bello, tutto idilliaco, la gente ha la scorza dura e se la può cavare da sola, no?

E allora andiamo in un posto a caso, in una delle tante valli piemontesi. Anzi, non proprio "a caso", saliamo lungo la valle che porta ad una delle più belle (e famose) conche di queste parti: alpeggi, un rifugio, un agriturismo, una locanda-alpeggio di antica tradizione. Tanta storia, persino qualche leggenda, un famoso e pregiato latticino, oltre alle tome e tutto il resto. Ancora a bassa quota, sono evidenti e tangibili i segni dell'inverno, con i resti di enormi slavine, che tra l'altro hanno accumulato nel letto del torrente grandi quantità di legname. Per non parlare poi, un po' ovunque, delle tracce ancora molto marcate dell'alluvione dello scorso anno!

Certo, su nella conca, il paesaggio è fiabesco. Però... però c'è qualcosa di strano. Siamo ormai all'inizio dell'estate e non vedi gli animali, non senti le campane. O meglio, qualcosa c'è, ma non è l'animazione caratteristica di questo posto. Basta guardare quant'è bassa l'erba per capire che quest'anno la stagione è in ritardo. Inutile salire con un gregge o una mandria, quando non hai di che sfamarlo. Lo sapete però che, se l'allevatore non porta in montagna per almeno 90 giorni i suoi capi, non ha diritto ai contributi della Comunità Europea, quelli dati perchè si svolge un utile ruolo, pascolando e pulendo i versanti alpini? Chi prenderà le parti degli allevatori, proprio quest'anno che la stagione si apre con tante difficoltà?

Ma non è solo un problema di erba. Quella prima o poi (si spera) crescerà. Non è invece così automatico il recupero di altri danni. Queste stalle, costruite recentemente, sono schiantate al suolo sotto il peso della neve e la forza distruttrice di una delle tante slavine.

La slavina è ancora lì, scioglie lentamente, lasciando dietro di sè i danni e tutto il materiale trasportato a valle. Questo allevatore avrà un problema in più, quando salirà con i suoi animali. Certo, prima di costruire le stalle, in qualche modo sopravviveva e lo farà anche adesso, ma... Riceverà degli aiuti, oppure il suo è un lavoro di serie B? Perchè c'è chi ha diritto agli aiuti e chi invece deve arrangiarsi con le sue forze, perchè tanto, si sa, non è di quelli che stanno lì a piangersi addosso... Verranno stanziati dei fondi per la montagna, dopo questo difficile inverno?

Certo, si può anche dire che le vecchie baite hanno resistito, solo un tetto ha avuto qualche problema, ma la valanga non ha investito l'insediamento antico. Forse le nuove stalle non erano state costruite al posto giusto... Però ormai le cose sono andate così e l'intero villaggio è silenzioso, pur essendo già iniziata l'estate.

Più a monte, laddove si dovrebbero sentire muggiti e belati, risuona solo il motore delle motoseghe. Ce n'è di lavoro da fare, per tagliare tutti gli alberi abbattuti o trascinati a valle dalle slavine. Persino la pista ne è ingombra, per non parlare poi di pascoli! Dappertutto si ripetono le stesse situazioni, la conca non è più solo quella morbida distesa verde, punteggiata di larici ed attraversata dal torrente. Oggi pare un campo di battaglia dopo la fine delle ostilità.

Su, in cima al pianoro, l'ennesima valanga, appena dietro alle baite. Sembra ancora inverno, chissà quando i pascoli saranno praticabili, quassù. Eppure la quota non è nemmeno delle più alte, siamo solo a 1750m slm. L'avranno già informato, l'Assessore, di queste cose? Spero proprio di sì, perchè quassù di alpeggi ce ne sarebbero due, ed al momento non vedo proprio nessuno, in giro. Solo dei turisti che raccolgono le foglie tenere degli spinaci di montagna.

La baita di Italo ha resistito, ma la porta è ancora sprangata. Quasi nessuna casa ha subito dei danni, quassù, solo qualche tetto necessiterà di piccole riparazioni, ma tutto sommato non è successo niente di grave, nonostante tutto.

Anche i recinti delle pecore sono ancora vuoti e tutto intorno l'erba inizia appena a spuntare. E' giusto, è normale che sia così, ma comunque credo che la montagna sia in un momento particolarmente delicato e, nonostante la scorza dura dei montanari, la crisi tocchi anche loro. Pertanto la differenza tra una fabbrica che fallisce ed un allevamento che chiude i battenti non è poi così grande come potrebbe sembrare. Ricordiamoci che non si parla solo di persone, ma anche di ambiente. Se quassù un alpeggio dovesse rimare vuoto, magari le conseguenze verranno pagate fin giù nella pianura, con la prossima alluvione...

Per fortuna, sulla strada del ritorno incontro qualche segno di vita. Non so come facciano a pascolare, queste pecore, perchè l'erba sembra quella di un giardino dov'è appena stato passato il tosaerba! Non faranno sicuramente indigestione.

Va un po' meglio a quelle poche vacche che pascolano vicino alla locanda. Qui l'erba c'è, ma comunque il numero di animali che ho incontrato sulla Conca del Prà, in alta Val Pellice, non è che una minima parte di quello che dovrebbe esserci. Già così tante cose sono cambiate, nel corso degli anni, dei secoli. Basta pensare a quante case ci sono quassù, a quante persone salivano un tempo con i loro animali, al complesso metodo della "partia" per la suddivisione dei compiti in alpeggio e soprattutto dei prodotti, a fine stagione. Di tante attività resta la memoria, speriamo che le cose non vadano a peggiorare, in futuro. E che, anche se apparentemente porta più costi che benefici, ci sia sempre un posto, in politica, anche per le montagne! Bel tema da trattare in un convegno, ma sarebbe meglio parlarne meno ed agire di più.
Continuo a sentire notizie di persone che tardano a salire: poca erba, strade interrotte, problemi vari legati alle conseguenze dell'inverno. Poco per volta però tutti raggiungono i monti. L'altro giorno è stata la volta del gregge della Val Cenischia. In questo caso si "pagano" ancora anche i disagi dell'alluvione dell'anno scorso, visto che la strada che porta al colle è ancora chiusa a senso unico alternato.

Così i camion sono costretti a scaricare nella strada e nel piazzale antistante la vecchia dogana. Le pecore scendono rapide dai piani, ma comunque, per qualche tempo, la strada resta bloccata. Sono le ore centrali della giornata, una bellissima giornata di sole dall'aria fresca, solstizio d'estate.

Pecore, un numero sempre maggiore di animali che si ammassano sull'asfalto, guardandosi intorno, in cerca di una direzione verso cui puntare, desiderose di andare al pascolo, finalmente tra l'erba ed i fiori della montagna! Gli uomini gridano, i cani abbaiano, si cerca di fare il più infretta possibile, ma i tempi tecnici sono inevitabili.

Così la fila di auto e di moto si allunga sempre più. Soltanto i primi possono capire cosa succede e godersi lo spettacolo (sperando che lo considerino tale), mentre quelli più indietro transiteranno solo quando ormai tutto sarà terminato e sul piazzale non resteranno che i camion e le tracce di quell'avvenimento.

Quando finalmente anche l'ultimo animale sarà sceso, il pastore fende la marea di schiene e si porta in testa, chiamando il gregge. Ancora qualche minuto e poi finalmente si potrà andare al pascolo. La strada è invasa dagli animali, una moltitudine compatta di corpi lanosi, che qui riuniti sembrano ancora più numerosi.

Si scende per qualche centinaio di metri, affiancando le auto in coda. Come sempre, c'è chi tiene il finestrino serrato, chi è sceso dalla macchina e scatta fotografie, saluta e fa le solite domande... Poi ci sono bambini eccitati che cercano di accarezzare le schiene sporgendosi dal finestrino, turisti italiani e stranieri rimasti coinvolti nella transumanza. Alle nostre spalle, i motori impazienti dei motociclisti, ansiosi di potersi nuovamente lanciare nelle loro folli corse su e giù per i tornanti.

Finalmente si può svoltare per liberare la strada. Clà continua a scattare foto... Il suo reportage lo pubblicherò separatamente! Il resto degli spettatori si è disperso, ma qualcuno verrà a salutare il pastore dopo, quando ormai il gregge sarà al pascolo. Un automobilista chiede: "Ma è il gregge di Albino? Quest'anno come fate? Non potete andare su, ci sono le slavine sulla strada!". Come sono state aperte le vie di comunicazione principali, verrà aperta anche la pista che conduce all'alpe. Anche il pastore ha diritto di fare il suo lavoro, no?

Il gregge lentamente risale la scarpata, per iniziare a pascolare nel bosco rado: erba, foglie, qualche cespuglio, tanto per calmare i morsi della fame. La transumanza è iniziata al mattino presto, anche gli animali sono stanchi come gli uomini, non è ancora questa la giornata in cui pascoleranno tranquilli, anche se lontani dal caldo e dalle zanzare.

Tra le persone in visita, non poteva mancare Biagio. "Biagio pastore", come dice lui. E, dopo aver dato una mano nelle operazioni di scarico e nel primo tratto di cammino, racconta dell'inverno trascorso lassù, tra la neve: le difficoltà, le avventure, i pericoli. Sarà tutta verità, o i racconti si tingono di leggenda? Oggi il suo gregge conta solo più 12 capi, ma dice che non passerà più un altro inverno a quelle quote.

Ecco le pecore al pascolo con lo sfondo delle montagne: il verde risale i versanti fino ad una certa quota, interrotto dai canaloni ancora invasi dagli accumuli delle valanghe. Nella notte è caduta una spolverata di neve fresca: chissà come sarà quest'estate? Nonostante tutto quello che dicono i metereologi, il pastore vive sempre e comunque alla giornata, cercando di adattarsi alle condizioni quotidiane, che sia sole, vento, pioggia o siccità.

Alla sera il gregge si mette di nuovo in fila, risale la strada verso il piano dov'è già stato allestito il recinto. Nell'aria domina il profumo dolce dei maggiociondoli, scossi dal vento freddo che adesso soffia sempre più forte, a raffiche. Non ci sarà da patire il cado, a dormire quassù.

La lunga fila attraversa il ponticello, qualche animale scende a bere, poi entrano tutti nel recinto e la giornata sarà quasi finita. Qualche agnello da riconsegnare alle madri, due capretti, i cani da sfamare, mentre sul fornello c'è già la cena che scalda. Alle dieci, quando l'oscurità non è ancora completa, tutti sono già a letto, mentre il vento scuote i larici e sibila tra le fronde. La stanchezza vince sopra ogni cosa, questa è stata una giornata lunga. Dall'indomani sarà alpeggio, per qualche mese.
In attesa di mettere a posto le foto che ho scattato nei giorni scorsi... ed in attesa di avere un po' più di tempo per il blog (anche se prossimamente, ahimè, ce ne sarà sempre meno), oggi giro la parola e la macchina fotografica a Giacomo, che nei giorni scorsi ci ha inviato un po' di immagini e testimonianze dalla sua valle.

Qui vediamo un giovanissimo pastore con il suo piccolo gregge di capre. Questa è una foto "scattata proprio all'ingresso di Brosso... Si chiama Daniele, l'allievo "capraio" immortalato con il suo piccolo gregge mentre lo sta conducendo sui pascoli del Monte Cavallaria.... Successivamente gli animali si uniranno a quelli di Luciano, famoso capraio originario di Brosso ed ora abitante a Calea di Lessolo. Le capre saranno condotte a Cima Bonze, sopra il Rifugio Chiaromonte dove, allo stato brado, resteranno fino ad inizio autunno...".

Le immagini di questa transumanza ce le invia sempre Giacomo. "E' la mandria di Rocco, che è salita da Inverso a Tissone, dove per una quindicina di giorni le mucche saranno ricoverate e pascoleranno in quelle che erano le proprietà di Michele, il margaro solitario scomparso un paio di anni fa. Ho seguito fin lassù lo spostamento degli animali, e avvicinanddomi alle baite appollaiate sulla balconata che dà su Fondo, il mio pensiero è andato proprio a Michele. Tante, le volte che mi accolse con fare cordiale, lui burbero solo all'apparenza, allungandomi una bottiglia di genepy. Margari d'altri tempi, quelli come lui!"

"Con Rocco e Olga, sua moglie, i loro figli, Romina ed il piccolo Bruno. Davvero una bella famigliola! L'onere, è il caso di dirlo, del trasporto delle provviste, era stato affidato ad una cavalla di razza avelignese e alla vecchia (30 anni) mula che apparteneva proprio a Michele."

"Ho poi dovuto declinare l'invito a restare a pranzo con loro. Mi sono però ripromesso di andarli a trovare quando si saranno trasferiti all'alpeggio di "Pasquere", ai piedi del Monte Marzo. Nell'occasione porterò agli amici le foto scattate durante la transumanza. Di certo Romina e Bruno saranno impazienti di vederle!"
La strada che conduce all'alpeggio è ripida, molto ripida, al punto che solo un ottimo fuoristrada può arrivare lassù. Il fondovalle, il traffico, l'autostrada, i nuovi condomìni in costruzione e persino i turisti adesso sono lontani.

Delle vacche che hanno affrontato la transumanza, per adesso sono arrivate fin qui solo quelle da latte, che necessitano di essere munte. E' già passato un giorno, il primo giorno di alpeggio. Non c'è più l'allegro caos del giorno prima, gli amici... e nemmeno il sole. Si sta avvicinando un temporale, l'aria è fredda, cadono le prime gocce di pioggia. Gli animali si guardano intorno, in attesa.

Presto le porte della stalla verranno aperte e le vacche verranno fatte entrare, per essere legate al loro posto, poi avrà inizio la mungitura serale. La neve fa ancora da sfondo all'alpeggio: d'altra parte siamo solo alla fine della primavera, la stagione d'alpeggio è all'inizio, stanno cominciando quei giorni lassù, lontano da tutto e da tutti. Certo, ci saranno i turisti che saliranno per una passeggiata o per comprare la toma, ma nelle giornate di pioggia, di nebbia, di tormenta, probabilmente non si vedrà passare nessuno. Non bisogna temere la solitudine, da queste parti. Bisogna amarla, essere a proprio agio anche lassù, soprattutto lassù. Il lavoro tanto non manca mai.

L'erba è ancora bassa, in alcuni punti si è appena sciolta la neve e la prima fioritura colora i prati. Il silenzio, gli spazi ampi, un panorama fatto di dolci versanti erbosi, e poi le creste che si alzano ripide verso il cielo. Una cascata in lontananza, un colle, ghiaioni e pendii che iniziano a colorarsi di verde tenero. Lassù è davvero un altro mondo. Non è facile vivere tre mesi in un posto del genere, anche se potrebbe sembrare un paradiso.

Con il temporale che si avvicina rapido, è meglio tornare alle baite. Le vacche sono là, in attesa di entrare nella stalla. Per adesso non vengono ancora mandate al pascolo in alto, dove rovinerebbero l'erba tenera. Spazio per pascolare ce n'è, in questa montagna. I margari stanno cercando di organizzarsi, alcune bestie non devono entrare per la mungitura, sono le gravide che partoriranno a breve. Gli animali non entrano facilmente, è solo la loro terza mungitura, dalla sera prima, ed ancora non sono abituati a questo nuovo alpeggio.

Franco e Valerio aiutano a modo loro. Il maggiore è già più più pratico, il più piccolo cerca di darsi da fare, creando anche un po' di confusione e venendo richiamato dal papà. Sono anche loro eccitati dal nuovo alpeggio e dal ritorno in montagna. A tutti costi, una volta che le vacche sono entrate in stalla, vogliono mostrarci la baita, dove "...ci sono i termosifoni che scaldano tutto con l'elettricità e non costa niente!". Quassù c'è una potente centralina idroelettrica, in grado di alimentare la casa e le mungitrici che stanno entrando in funzione in stalla. Grandi innovazioni, rispetto alla montagna di un tempo: ma la vita d'alpeggio resta comunque dura, molto più di quello che può sembrare durante una semplice passeggiata da queste parti.
Cosa vuol dire essere pastori per 365 giorni all'anno nel XXI secolo. Quattro stagioni, dalla pianura alla vita d'alpeggio