Evidentemente non lo vogliono capire, che il loro posto è un altro! Solo il giorno prima, avevamo incontrato il loro padrone che, in Piemontese (è questa la lingua franca del Moncenisio, che permette a pastori e margari dei due lati della frontiera di capirsi) ci aveva chiesto se avevamo visto le manzette, gliene mancava una.

E invece, su al Baracun des Chamois, erano in sette! Sempre loro, le francesine... Sedute placidamente nell'erba, a ruminare dopo aver pascolato l'erba più bella ed aver pestato un bel po' di quella delle conche più verdi. Visto che lì nella tarda serata sarebbero arrivate le pecore, era decisamente ora di sloggiare.

Non è stato affatto facile. Su nel piano cercavano continuamente di sfuggire, dividendosi ed andando una da una parte, l'altra dall'altra. Solo con le buone maniere è stato possibile convincerle a scendere lungo la vecchia mulattiera inerbita, dove ad ogni curva bisognava provvedere con lancio di sassi, affinchè non tirassero dritto, con un occhio ai pascoli ancora "interi". Muggivano con disappunto, quando sono rientrate nel loro territorio, dove devono condividere l'erba con diverse decine di compagne più grosse e minacciose!

PS: Ho capito perchè ai pastori e marghè le canne (intese come bastoni con il manico ricurvo, in legno), durano poco. Provate voi a far scendere 7 manzette scatenate solo con dolci paroline convincenti... Qualche volta la pazienza scappa, soprattutto quando è la vacca a scappare per la terza volta. Ed allora farete assaggiare loro il legno sulla schiena, ma la "vecchia" canna fa SCLAAAP, ed in mano ve ne resta solo metà, con il pastore che ride del vostro sconcerto. Benvenuti nella vera vita d'alpeggio!
Ieri ho partecipato ad un convegno al Forte di Bard, in Valle d'Aosta. Tra le altre cose, si è anche parlato di una mostra fotografica e di una pubblicazione realizzata in Trentino sulla... pastorizia nomade in quella regione!

Le immagini erano a me molto famigliari... Però mi è venuto spontaneo chiedermi come mai, improvvisamente, questo tema sembra richiamare così tanto l'attenzione. Per me, soltanto 2 anni fa, non è stato affatto facile affrontare il cammino che portava all'edizione di "Dove vai pastore?". Non ho trovato appoggio presso le Istituzioni locali, il tema sembrava scomodo...
Come dice un pastore: "Adesso si accorgono che esistiamo? Ma quando faranno qualcosa per aiutarci? Aspettano che anche l'ultimo si stufi! Le leggi non sono dalla nostra parte, quelle che parlano di pascolo vagante sono da aggiornare, certe sono assurde, impossibili da rispettare facendo il nostro lavoro."
Concludo con la bella frase che apre l'anteprima della mostra:
"Il paesaggio, così come noi lo conosciamo, è da sempre il frutto dell’incontro tra la natura e l’uomo. Affinché questo equilibrio continui, è necessario ricercare nuovi orizzonti lungo i crinali delle scelte possibili, ricordandoci che avremo sempre bisogno di un pastore e del suo gregge."
Domani non ci sarò, mi tocca partecipare ad un convegno. Ed allora aggiungo ancora un post per tutti quelli che (grazie!!!) si sono affezionati a questo blog.
Ieri mattina, dopo aver raggiunto il gregge, il pastore è andato a vedere dove le pecore potevano aver passato la notte (come vi ho già raccontato, qui dove - per adesso - il lupo non si è fatto vedere, gli animali non vengono confinati tutte le notti nel recinto). Molto probabilmente, potevano esserci dei nuovi nati insieme alle loro madri.

Prima ha incontrato una pecora con i suoi due gemelli, ma non era lì che gli animali avevano dormito. Dietro al costone erboso, oltrapassata una pietraia, lì l'erba era schiacciata ed imbrattata dagli escrementi. C'erano due pecore in alto, ma solo una aveva l'agnello al fianco.
"Non vedi? Si assomigliano. Una è la madre, l'altra è l'agnella dell'anno scorso."
La madre e la... zia! Proprio così. Una possessiva e protettiva, come la maggior parte delle neo-madri del regno animale, l'altra... gelosa? Alla fine è stato impossibile allontanarla dalla coppia, nonostante gli sforzi dei pastori per ricondurla al gregge, è tornata da sua madre, riuscendo ad entrare nel recinto dove erano stati messi al sicuro i neonati e le loro genitrici.
Banale e scontato il titolo di questo post, ma le cose sono andate proprio così. Mentre ci si preparava per lasciare i pascoli intorno al Lago Bianco ed al Monte Malamot, c'erano agnelli che nascevano in abbondanza, anche 8-9 parti al giorno (molti gemellari). Dal momento che le pecore non venivano chiuse nel recinto di notte, c'era anche il rischio che qualche pecora si allontanasse per il parto e rimanesse indietro. Un turista aveva segnalato ad Albino la presenza di una pecora solitaria su in alto.

Nell'ultimo giro da quelle parti, abbiamo tutti gli occhi aperti per riuscire a trovarla, anche se poteva essere un'impresa difficile, per non dire impossibile. Avallamenti e conche, rocce, fenditure... ed invece è lassù, in bella vista.

Ricondurla a valle non sarà cosa facile, anche se si tratta "soltanto" di farla scendere fino alla strada e poi caricarla in macchina. E' sola, zoppa e sofferente per la mastite, ma non c'è alcun agnello con lei.
Però Albino dice che, da qualche giorno, non vede più quella pecora, quella con le orecchie corte, che doveva partorire e che era sempre lì vicino a lui... Non la vede, chissà che fine ha fatto? Possibile che gli sia sfuggita, lì in mezzo al gregge?

Albino pensava che quest'anno non sarebbe riuscito a rimanere dalle parti del Lago Bianco così a lungo, perchè l'erba era bassa a causa del freddo. Invece, alla fine, sono passate più di tre settimane. Ed è ora di attraversare la diga.
Prima però bisogna recuperare le pecore con gli agnelli, che sono rimaste qua e là dove il gregge ha dormito nelle ultime notti. Salire ancora una volta lungo quell'interminabile strada sterrata con il trailer al seguito è un incubo che si ripete.

Poi si ridiscende e si macinano chilometri fino all'Alpe Tour, un viaggio a cui si è fatta l'abitudine, in questi giorni. Buca dopo buca, salto dopo salto, cigolio dopo cigolio, lentamente ci si avvicina all'alpeggio. Il lavoro però non è finito, queste pecore andranno nella stalla, altre passeranno dal recinto esterno ai pascoli in prossimità della baita, dove viene preparato un recinto mobile con le reti.

Mentre ormai il sole si fa radente, in queste calde giornate d'estate, continuano gli spostamenti, fino all'imbrunire, quando anche Albino rientrerà a casa.
L'indomani, di buon mattino, ognuno parte per la sua destinazione. Se il grosso del gregge sta per compiere una transumanza più importante, le pecore con gli agnellini più robusti vengono spostate a piedi, lungo la strada, e poi fatte salire nel vallone del Baracun des Chamois, dove il resto del gregge le raggiungerà l'indomani.

Una piccola transumanza abbastanza impegnativa, soprattutto per la risalita dei pascoli sopra all'alpe Lamet. Non bisogna avere fretta e soprattutto... meglio lasciare che gli animali facciano quello che vogliono! Quando il pastore smetterà di incitarle e le lascerà proseguire da sole (tanto ormai la maggior parte della salita era stata fatta), quelle finalmente si metteranno a camminare di buona lena. Noi intanto andiamo a sistemare il tubo dell'acqua, per rifornire il vascone dove il gregge potrà abbeverarsi nei prossimi giorni. Poi è il momento di andare verso il lago, la grande transumanza sta per avere inizio.

In un sole caldo che ha già qualcosa di autunnale, è ora di partire. Un pomeriggio così limpido, con un vento non troppo forte e sole che brucia la pelle... niente a che vedere con l'anno scorso, quando la nebbia aveva reso questo momento insignificante, solo uno dei tanti spostamenti nella stagione.

E così il lungo serpente bianco si snoda sulle antiche strade militari, alzando nuvole di polvere. Albino è davanti, come sempre. Per lui non è un giorno speciale, anche se sa che ci sarà più gente che vedrà il gregge, che lo saluterà, arriverà anche qualcuno a scambiare quattro chiacchiere. Nonostante il sorriso e le parole scherzose, per lui questi istanti hanno un pizzico di tensione in più, l'imprevisto è sempre in agguato e può avere molte facce diverse.

Il passaggio sulla diga però è una bella passerella. Accompagnato dal vecchissimo Brufolo, il becco castrato compagno di mille transumanze, a fianco del quale sono state consumate molte paia di scarponi, passo dopo passo si percorre l'immensa diga in terra. La giornata non poteva essere più bella. Eppure, anche oggi c'è qualcosa che non và. Infatti il pastore voleva portare le pecore a dissetarsi al lago, ma il vento crea delle onde.

Gli animali sono titubanti, le più coraggiose si avvicinano, qualcuna entra addirittura in acqua con tutte e quattro le zampe, ma sono poche quelle che riescono veramente a bere, disturbate dalle onde improvvise che le fanno arretrare scuotendo la testa.

Mentre le pecore bevono, il pastore chiacchiera con conoscenti e turisti che rivolgono domande curiose, ma è anche infastidito dalle persone che corrono in mezzo agli animali, spaventandoli. Meglio rimettersi in marcia, perchè la transumanza non è ancora finita e, soprattutto, gli animali devono ancora mangiare, prima che venga notte.

L'ultimo passaggio delicato della giornata è l'attraversamento della strada statale, non molto trafficata in questo lunedì sera di fine agosto. C'è comunque il motociclista impaziente e l'automobilista imbecille, che cercano di fendere la massa bianca, spaventando gli animali ed arrivando quasi a dividere il gregge.

Poi si rientra nella zona dei pascoli: una volta attraversato uno stretto cancello, si segue ancora la strada per un tratto (questi pascoli sono destinati alle vacche francesi), quindi finalmente il gregge potrà allargarsi a pascolare.
L'indomani sarà tutta un'altra giornata. L'aria è tornata fresca, a volte anche fredda, nuvole e sole si rincorrono, ogni tanto qualche goccia di pioggia e persino qualche tuono. Niente più faticosi spostamenti di animali e mezzi, solo sorvegliare il gregge che pascola in tutta calma nel vallone del Baracun des Chamois.

C'è solo da controllare le nascite, impedire che il gregge scenda troppo in basso, dove ha già pascolato ad inizio stagione ("se mangiano l'arbüt, dopo quest'erba qui non la vogliono più mangiare, anche se è ancora verde..."). Una giornata tranquilla, almeno per una volta...
Ieri ho trovato questo video ma-tvideo.france2.fr/video/iLyROoaftYRt.html è mi è venuta voglia di andare a Roubion il 6-7 ottobre 2007, per vedere la transumanza... Però ottobre fa parte del futuro, chissà cosa ci sarà in quei giorni? E se ci sono altre transumanze, non feste, ma lunghe giornate di lavoro?

Era proprio il 6 ottobre, nel 2005...
Uno degli amici che leggono questo blog un giorno, in un commento, mi ha suggerito di parlare dei cani. L'ho già fatto, ma sicuramente non quanto meritano!

Senza cani, pastori e margari sarebbero persi! Un cane vale molto di più (senza offesa! sono ruoli diversi!!) di una persona, in molti casi. Quello che fa un cane, il più valido dei garzoni non sarà mai all'altezza di eseguirlo. Intendiamoci... un cane fa il suo mestiere, ed è qualcosa che l'uomo gli può soltanto ordinare, ma non arriverà mai ad eseguire lui stesso. Avete mai visto un cane "girare" le pecore? Un fischio, un comando del padrone, ed il cane va, attraversa in vallone, corre sul ripido versante, abbaia, morde qualche garretto, ed il gregge retrocede. Se avesse dovuto andare l'uomo...

Il giorno in cui il cane non lavora, il pastore è disperato. Si sgolerà, chiamerà, fischierà, urlerà, ma... invano. E, quel giorno, sarà per lui uno dei più faticosi. Eppure capita: quando c'è una cagna in calore (e tutti i maschi allora... saranno in sciopero, altro che badare alle pecore!), quando stanno male (non c'è la mutua per il pastore, figuriamoci per i cani), o per qualsiasi altro motivo a noi umani sconosciuto.

Per "fare" un buon cane, bisogna anche saperlo punire. Cruda realtà, fa male a vedersi, ma quanti sono quelli che mi hanno detto che non assestare mai un colpo secco nell'occasione giusta fa sì che il cane non diventi quell'efficientissimo aiuto indispensabile di cui si è detto prima? Senza esagerare, ovviamente. Come lo scapaccione di una madre al bimbo che l'ha fatta grossa. "Altrimenti il cane fa quello che vuole lui, e tu non ne fai più niente... Se non gli dai una bella canà (bastonata), alla fine diventano foi (stupidi)".

Il cane vuole lavorare, smania se viene lasciato alla baita. Le cagne incinte salgono a fatica, ma fino al momento del parto non vogliono rimanere a casa, anche se poi, una volta in mezzo agli animali, non riescono a lavorare. Il cane è fedele al padrone, ci sono quelli che lavorano soltanto con lui, altri invece si prestano ad eseguire gli ordini da persone diverse. Ricorderò sempre il giorno in cui Fulvio si trovava senza aiutanti, io ero là per fare foto, lui doveva spostare il gregge e mi ha chiesto di stare dietro, provare a far camminare le pecore. Come fare, senza cane? Il vecchio Lampo, come al solito, mi gironzolava intorno facendosi coccolare. E vedere se... "Giapa, Lampo, giapa (abbaia)!". Aveva funzionato. Che ci crediate o no, quello per me era stato un momento emozionante.
Lo so che è un filmato pubblicitario, ma parla di questo mondo e di queste parti, quindi ve lo segnalo www.youtube.com/watch
Si parla di un formaggio, il Plaisentif, che è stato riscoperto e rilanciato con buona operazione di marketing (ma è valido come prodotto, soprattutto è ben seguito nelle fasi di preparazione e vendita).
Belle immagini, però... è sempre un po' il mondo dell'alpeggio da cartolina, che fa venir voglia a tutti di andare a fare Heidi e Peter (o, nello specifico, il giovane Massimo del filmato e sua moglie, anche lei di famiglia di marghè).
Ma qui... si parla sempre di uomini! Ci sono solo pastori maschi? A dire la verità, in alpeggio di donne ne ho incontrate tante, e molte meriterebbero un libro dedicato a ciascuna di loro. Potrei dire delle donne che stanno dietro ai pastori di cui vedete e sentite narrare le "gesta". Potrei scrivere a lungo su questo tema, ma lo farò, come mio solito, poco per volta, quando ci sarà l'occasione giusta.
Per esempio, oggi vi dico qualcosa di Maria Pia. Da tempo volevo incontrarla, da quando mi avevano detto che c'era anche una donna che faceva il pascolo vagante, da sola. Proprietaria di pecore e capre, aiutante di un altro pastore, Carlo Alberto (di cui già si parlava 30 anni fa in "Fame d'Erba"). Quando finalmente avevo avuto il suo numero di telefono e, soprattutto, stavo per organizzarmi per mettermi sulle sue tracce... arriva la notizia: "La Pia ha venduto le pecore." Sarà vero? Saranno voci? "La Pia tosa e poi vende. Parte e va in Irlanda." Radio pecora batte le notizie, si verifica, si indaga. "La Pia sta caricando sui camion, ha venduto."

E poi, una sera, la Pia arriva, insieme al suo cane Sirio e la sua incapacità di stare con le mani in mano a guardare gli altri che lavorano. E' stata lei a scovarmi, senza sapere che, salendo all'Alpe Tour in visita da Albino, avrebbe trovato anche me. "Tu sai far parlare anche le preie, le pietre", mi ha detto, riferendosi ai miei libri ed ai personaggi intervistati.
E vorrei far parlare lei, sapere perchè ha scelto quella vita. Sentirla raccontare, quella sera intorno al tavolo, del fatto che "dovevo tornare su, anche se non mi tenevo in piedi, perchè io dormo sempre dove ci sono le pecore" mi ha fatto capire che avevo davanti una donna eccezionale. "Già due dei garzoni di Carlo Alberto si sono suicidati, ma io gliel'ho detto: piuttosto che appendermi, appendo te!".
Adesso continua a lavorare per Carlo Alberto, tanto è vero che vorrei proprio andarla a trovare su in montagna al Col d'Olen, in Val Sesia. Sentirla ancora parlare dell'Irlanda, dove ovviamente è andata a veder pecore.
E' una tosta, la Pia. Senza peli sulla lingua. In questo mondo duro lei, donna, deve essere ancora più dura e tosta di tutti i colleghi maschi.
Oggi è successa una cosa strana. Mi ha telefonato una giornalista per intervistarmi. Questo fatto, in sè, non è anomalo, mi è già successo alcune volte di recente, da quando mi occupo delle vicende dei pastori vaganti e, soprattutto, da quando ho partecipato a loro nome a Terra Madre 2006. Ovviamente, l'intervista era legata al convegno che si terrà a fine settembre. Il giornale è Vanity Fair. Mi ha chiesto da quando facevo questo lavoro... sono stata colta di sorpresa. Io faccio quel lavoro? No, sarebbe errato dire così. Lo faccio part-time? Diciamo che... cerco di rendermi utile, per quello che posso, quando posso. E questo non vuol solo dire lavorare fisicamente come pastore, ma forse... anche questo blog? Non è un aiuto immediato, ma far conoscere la realtà, nel tempo, può dare i suoi risultati. Almeno, io credo (e spero) che sia così.

Mi ha chiesto, tra le altre cose, cosa ci sia di romantico nel mestiere di pastore vagante. L'ho già detto altre volte, il romanticismo è per chi vede dal di fuori, quando sei dentro devi essere prima di tutto realista. Molto spesso, al romanticismo non resta nessun spazio. C'è passione, ma quella è un'altra cosa.
E poi mi ha chiesto se c'è futuro per questo lavoro. Vi posso dare una delle risposte che, il più delle volte, vi sentite dire anche dal pastore per tutto quello che riguarda il domani? NON LO SO. Me lo auguro, ma i fattori che rendono incerto questo mestiere e questa vita sono così tanti, così diversi... E allora mi chiedo: e il mio, qual è il mio futuro?
Cosa vuol dire essere pastori per 365 giorni all'anno nel XXI secolo. Quattro stagioni, dalla pianura alla vita d'alpeggio