Forse parte del racconto urterà la suscettibilità di qualcuno... Ma nel mondo contadino, tra gli allevatori, ci sono lavori che vanno fatti, ogni cosa ha un suo perchè. E' una mattinata di nebbia fitta, con un'umidità fastidiosa, ma non fredda. L'aria infatti inzia ad essere quella della primavera, anche se a questo punto servirebbe un po' di pioggia per far sì che tutta la natura si risvegli ed inizi a sbocciare.

Le pecore nel recinto sono sporche, basta l'umidità per far sì che la terra qui diventi appiccicosa. Con la nebbia, sicuramente non pioverà ancora. Anche se i pastori da una parte temono la pioggia... "Qui ci hanno dato il permesso per pascolare in qualche prato, ma se viene a piovere ed il terreno diventa molle, possiamo scordarcelo di entrare in un prato! E sulle colline l'erba non c'è ancora... E' veramente difficile dire che cos'è meglio, in questi giorni!!"

Dal momento che, per la giornata, è assicurato il pascolo nei prati, al mattino si svolge uno dei lavori che durante l'anno vanno fatti, cioè la castrazione degli agnelli più vecchi, quelli che iniziano a correre dietro alle pecore in calore. Nel recinto ci sono delle pecore che stanno correndo allo sfinimento, con intorno anche 6-7 di questi giovani maschi. La castrazione ha diversi motivi per essere eseguita. Innanzitutto, i pastori per la riproduzione tendono ad acquistare montoni da altri allevatori, per scongiurare la consanguineità e ridurre il rischio di problemi genetici. Seconda cosa, il mercato spesso richiede la carne di castrato, migliore nella qualità. Ma soprattutto, dal momento che le vendite di agnelli non sono distribuite nel corso dell'anno, ma si concentrano in alcuni momenti legati a festività religiose, sarebbe impossibile tenere questi maschi nel gregge. Per parecchie settimane rincorrerebbero costantemente le femmine, ingrasserebbero di meno (quindi avrebbero scarso valore sul mercato) e feconderebbero molte pecore, aumentando la consanguineità nel gregge. Ed allora si fa anche questo "lavoro antipatico", così all'apertura del recinto la retrovia non sara formata come al solito da agnelli di poche settimane e pecore zoppe, ma dalla "meglio gioventù", dolorante ed offesa...

Poi si va al pascolo, come sempre. La nebbia sembra non volersene andare, per fortuna non bisogna spostarsi attraversando o percorrendo strade trafficate. Si cerca di vedere tutto il gregge, affinchè non sconfini in quel bel prato verde, dove il padrone ha severamente vietato l'ingresso degli animali.

Fortunatamente al pomeriggio un sole pallido, ma tiepido, scalda il paesaggio. In cielo si sente cantare l'allodola, questo è veramente un segnale di primavera... Le pecore sembrano instupidite da questo tepore, anche se non è un vero caldo, infatti nessuno si toglie maglie e berretti. La giornata trascorre lentamente, fino al tramonto, poi si raggiungerà il recinto preparato in una stoppia quando sarà già notte. Finalmente le mani non sono più fredde ed anche i piedi non battono più sul suolo gelato. Lentamente, come sempre, le stagioni fanno il loro corso. Ma pioverà oppure no, nei prossimi giorni?

Cosa vuol dire essere pastori per 365 giorni all'anno nel XXI secolo. Quattro stagioni, dalla pianura alla vita d'alpeggio